L’importanza di avere radici
Vi siete mai soffermati a guardare quanto sono maestose le radici di certi alberi secolari (o anche non secolari) che crescono nei nostri parchi cittadini?
Ieri sono andata a prendere mio figlio più piccolo (12 anni tra qualche giorno) al parco giochi, dove era andato con il gruppo dell’Estate Ragazzi.
Era da un po’ che non ci andavo e il mio sguardo stupito si è posato sugli alberi che ombreggiano i giochi dei bambini.
Quando tutti e 3 i miei ragazzi erano piccoli ci andavamo spesso e le piante erano state piantate da poco.
Ho esternato il mio stupore nel vedere quelle grandi chiome a ombrello senza badare alla forma delle foglie. Solo quando Gabriele mi ha chiesto che tipo di alberi fossero, se fossero alberi di more ho realizzato che si trattava di un Gelso.
E qui è partita la mia riflessione…
Qualche anno fa in giardino avevamo diversi alberi da frutto che poi sono seccati e abbiamo dovuto toglierli.
«Qualche ombra servirebbe» hanno detto i miei suoceri a cui piaceva l’dea di piantare nuovamente almeno un albero, da frutto però. E allora sono partiti alla ricerca di un albero che crescesse in fretta (per approfittare dell’ombra) e che portasse frutto. Così è arrivato il nostro albero di Gelso (nero). Piuttosto sfortunato, purtroppo.
Il Gelso e gli amanti sfortunati
Prima di proseguire nella mia riflessione, apro una parentesi, perché la leggenda del Gelso è una storia d’amore tragica, come quella di Romeo e Giulietta, e merita di essere raccontata, così come narrata da Ovidio nelle Metamorfosi.
C’erano una volta 2 giovani bellissimi, Piramo e Tisbe che vivevano in 2 case contigue a Babilonia. Grazie a quella vicinanza cominciarono a frequentarsi e si innamorarono e si sarebbero sposati. Ma i rispettivi padri si opposero. I due innamorati continuavano a comunicare attraverso una sottilissima fessura nel muro di cinta che non permetteva loro di abbracciarsi né di vedersi.
Un giorno, stufi di non potersi sfiorare, decisero di incontrarsi in segreto presso una tomba sotto un albero carico di bacche bianche come la neve, un grande Gelso, che si trovava presso una fonte.
Tisbe giunse per prima, col volto velato, e attese sotto l’albero. Ma, ecco, che stava aspettando appena da qualche minuto, quando, al chiarore della luna, vide avvicinarsi una leonessa che aveva appena sbranato dei buoi e col muso in intriso di sangue stava venendo alla sorgente per dissetarsi.
La giovane spaventata corse a rifugiarsi in una grotta che si trovava nelle vicinanze, ma mentre fuggiva il velo le scivolò dal viso.
La belva, finito di bere, se ne stava ritornando nel bosco quando s’imbatté nel velo abbandonato e lo strappò con le feroci insanguinate.
Piramo giunto nelle vicinanze, scoprì le orme dell’animale, e quando scorse il velo stracciato e macchiato di sangue non poté fare a meno di credere che Tisbe fosse stata sbranata.
Disperato trasse il pugnale e si trafisse il ventre.
Il getto di sangue macchiò i frutti dell’albero e ne inzuppò le radici.
Poco dopo Tisbe stava tornando al luogo dell’appuntamento, ma alla luce della Luna non riusciva più a riconoscere la pianta del gelso perché il colore dei frutti era cambiato: mentre tentava di orientarsi, vide per terra un corpo agonizzante in una pozza di sangue.
Quando capì che era il suo innamorato, si gettò su di lui e gli domandò cosa fosse successo. Il ragazzo aprì gli occhi per un istante, poi… li chiuse per sempre.
Tisbe allora vide il velo insanguinato e il pugnale: come avrebbe potuto sopravvivere al suo amore?
Decise di traffiggersi con lo stesso pugnale, ma prima pregò gli dei di serbare quel colore cupo ai frutti dei gelsi, a ricordo del sangue versato.
Il Gelso del racconto era il nero, Morus nigra, l’unico presente in quel periodo in Europa.
La leggenda del Medioevo divenne così popolare che anche Dante la ricordò nel Purgatorio.
Gelso, Morus nigra
Come sapete, se mi seguite anche sui social, ho intrapreso gli studi di Naturopatia per dare un senso organico alle conoscenze e alle competenze accumulate in questi anni. Sto approfondendo delle materie che finora avevo solo sorvolato: tra queste c’è lo studio dell’Erboristeria e dei rimedi erboristici.
Per questo non posso passare oltre senza raccontarvi qualcosa delle proprietà de Gelso.
Un po’ di Storia…
Originario del vicino oriente ha un breve tronco dalla corteccia di colore tra l’arancione e il bruno, che si divide in rami slanciati, formando un albero cespuglioso, dalla chioma arrotondata con foglie scure, ruvide e cuoriformi. Tra agosto e settembre il suo frutto commestibile assume una colorazione rosso cupo.
Il Gelso è un albero apprezzato sin dall’antichità, una sorta di panacea, fungeva anche da amuleto.
La mora del gelso nero appartiene, infatti, ai più antichi frutti medicinali: già Galeno considerava la mora come un frutto “di piccolo nutrimento” astringente se immatura, lassativa a maturità.
Plinio riferiva che dal succo di mora, misto a miele, agresto secco, mirra e zafferano, cotti a fuoco lento si ricavava medicamento molto popolare che curava i mali della bocca, della trachea, dell’ugola e dello stomaco.
Un altro medicamento capace di cicatrizzare le ferite si otteneva facendo bollire i succhi del frutto maturo e quelli dell’acerbo fino trasformarlo in una specie di miele: curava anche le ulcere corrosive, il cataro pettorale e tutte le malattie in cui fosse richiesta un’azione astringente.
Il succo della corteccia di radice bevuto nel vino, o in acqua e aceto, combatteva il veleno degli scorpioni.
Tutte queste proprietà furono ribadite nel Rinascimento.
Inoltre si diceva che portando sul corpo i frutti acerbi che non avessero toccato terra, si arrestavano le emorragie della bocca, delle narici, delle emorroidi e quelle delle ferite. Pare fosse utile anche per ridurre il ciclo mestruale eccessivamente abbondante: le donne lo “indossavano” legato al braccio, come un amuleto.
Il Gelso oggi
Oggi sappiamo che le more di Gelso apportano pochissime calorie, contengono appena il 10% di zucchero e vitamine essenziali in piccole quantità. Sono antidiabetiche, lassative, rinfrescanti.
Le foglie un tempo considerate febbrifughe e astringenti, si usano ancor oggi nei Balcani per la loro virtù antidiabetica.
I frutti sono ricchi di mucillagini, che li rendono emollienti e rinfrescanti dell’apparato gastrointestinale, e leggermente lassativi, e contengono gli antociani tipico dei frutti neri, quindi sono benefici anche per l’apparato circolatorio.
Le foglie e le radici del gelso nero vengono utilizzate in fitoterapia per le loro proprietà diuretiche, astringenti, antibiotiche e per il loro potenziale effetto positivo sul controllo del diabete e del colesterolo.
Gelso: Saggezza e Longevità
In alcune leggende asiatiche, il gelso è considerato un simbolo di saggezza e longevità.
Il gelso è chiamato “albero della saggezza” per la caratteristica di essere una delle ultime piante a germogliare in primavera (evitando così i danni causati dalle gelate tardive) e una delle prime a produrre frutti maturi: una volta iniziata la germinazione prorompe tutto insieme, così intensamente da compiersi nel giro di una sola notte.

L’importanza di avere radici (sane)
Riprendo il mio racconto – riflessione.
Il Gelso che avevamo in giardino, fioriva in estate si riempiva di frutti, in autunno si vestiva completamente di giallo: era una meraviglia.
Purtroppo ne parlo al passato perché qualche cosa, che non abbiamo saputo definire, aveva attaccato le sue radici: e senza radici efficienti, senza il nutrimento attinto dalle radici, l’albero s’indebolì e morì.
Le radici di una pianta o di un albero ci dicono molto di lei. Durante il mio corso di floriterapia spesso mi sono soffermata a riflettere sulla forma delle radici delle piante scelte da Bach. Ho approfondito l’argomento leggendo un libro molto interessante (Fiori di Bach, scritto da Jordi Canellas) in cui l’autore paragona le radici al nostro inconscio.
Le radici dei vegetali hanno più principali funzioni: radicamento, assorbimento, connessione e accumulazione.
Le radici consentono anche una relazione simbiotica con altri esseri viventi, come quella che stabiliscono con i batteri nitrificanti o come nelle micorrize, o ancora in associazione tra la pianta e una o più specie di funghi. Questa associazione consente alla pianta di accedere a maggiori risorse nutritive (acqua e sali minerali) grazie al fatto che il fungo per ottenerle si espande molto oltre le radici.
La Micorriza
Le piante, dunque, tessono reti di comunicazione nel sottosuolo: comunicano tra loro con le radici.
Esiste un fenomeno affascinante noto come Wood Wide Web, una vera e propria autostrada sotterranea che ci svela la profonda interconnessione del regno vegetale.
Questa straordinaria scoperta, portata alla luce dall’ecologa forestale Suzanne Simard, rivela che gli alberi e le piante non vivono in isolamento, ma sono parte di una vasta rete di comunicazione. Il segreto? Una simbiosi mutualistica tra le radici delle piante e i funghi, chiamata micorriza. Pensate a questi funghi come a dei fili conduttori, che estendono le loro ife nel terreno e si collegano alle radici di diverse piante, formando una fitta ragnatela vivente.
Attraverso questa rete micorrizica, le piante scambiano molto più che semplici nutrienti: le piante possono anche inviare segnali di pericolo. Se un albero viene attaccato da insetti o patogeni, può allertare i suoi vicini tramite questa rete, permettendo loro di attivare difese.
(Qui puoi leggere l’articolo che ho preso come riferimento)
Comunicazione
Noi che amiamo e usiamo gli oli essenziali sappiamo però che anche gli oli essenziali prodotti dalle piante sono utili per comunicare tra loro.
Una pianta vive e fa esperienze, raccoglie i ricordi e reagisce analiticamente ed emotivamente a ciò che accade attorno a lei: le sue reazioni sono diverse in base alle esperienze che ha vissuto.
In più crea dei segnali per comunicare superando i limiti dei regni ed entrando in contatto pure con il nostro, il regno animale.
La sua comunicazione è in gran parte chimico-olfattiva. Attraverso gli oli essenziali percepiamo, probabilmente, molto più di quello che pensiamo della vita e delle esperienze dei vegetali!
Se vi ha incuriositi questo argomento, ho trovato interessante anche questo articolo sui sistemi di comunicazione delle piante.
Elemento Terra
Le radici corrispondono all’elemento terra, l’ultimo apparso nell’origine dell’universo e nella sua materializzazione.
È l’ultimo a essersi formato e il primo dal quale e nel quale sorge nuova vita dal seme, e avviene il processo inverso alla materializzazione, cioè l’affinamento e l’aumento della coscienza.
L’elemento terra conferisce concretezza, solidità, sostegno.
Julian Barnard (erborista e medico di fama mondiale, seguace fedele e, ad oggi il migliore conoscitore delle opere e della filosofia di Edward Bach) le radici ci parlano di connessioni fisiche, di relazioni famigliari e del passato, e potremmo aggiungere non solo del passato personale ma anche di quello collettivo della specie.
Radicamento
È indispensabile il fissaggio della radice per il sostegno e la vita del vegetale. La sua funzione è quella di sostenere lo stelo e il peso della parte aerea. Quando un seme germina, la polarità si manifesta in uno stelo che si muove verso l’alto e la luce, mentre la radice, attratta dalla gravità, penetra sempre più nell’oscurità della terra.
Assorbimento
Di acqua e sali minerali.
Entrambi rappresentano rispettivamente l’elemento acqua e l’elemento terra, e costituiscono l’alimentazione della pianta.
L’elemento acqua è sempre stato associato alle emozioni e alla vitalità, e l’elemento terra alla materia (ciò che si manifesta), ma per il vegetale rappresentano l’origine della sua struttura e la crescita.
L’acqua sotterranea corrisponde alle emozioni nascoste, poiché l’assenza di luce nella terra è associata all’inconscio (luce= coscienza).
Connessione
Se diciamo che l’oscurità da cui le radici assorbono acqua e minerali corrisponde all’inconscio, le interazioni tra individui di una specie a livello del sottosuolo potrebbero rappresentare l’inconscio collettivo: il nostro passato come specie, e le relazioni con il resto dell’umanità e degli esseri viventi.
Accumulazione
Nella radice di una pianta ci sono molte sostanze nutritive: sono accumuli di sostanze di riserva (amido), per superare i periodi sfavorevoli, per esempio le radici che noi mangiamo (rape, carote…).
Analogamente, le radici potrebbero costituire riserve di energia per i periodi di freddo (emotivo) o di siccità (affettiva, creativa ecc.).
Queste riserve sono prodotte da un eccesso di glucosio, che è lo zucchero generato dalla fotosintesi grazie alla luce (coscienza), all’acqua (emozione) e all’anidride carbonica (pensiero).
La consapevolezza di certe emozioni e pensieri può creare esperienze intense che vengono immagazzinate per essere usate nei periodi in cui regna la monotonia, lo sconforto o il disamore, momenti di illuminazione che non si dimenticano e che spesso condizionano positivamente le nostre vite (potrebbero anche darsi accumuli emozionali eccessivi che non si è potuto elaborare).
Non bisogna dimenticare che i tuberi sono l’origine di future piante. Pertanto, le piante che hanno tuberi e che vediamo quest’anno, si sono nutrite per crescere del tubero dell’anno precedente.
Un’esperienza serve per quella seguente, una illuminazione è per resistere a mesi di oscurità. Le esperienze passate condizionano quelle future. Anche il rapporto con la famiglia, il passato e il concetto di karma corrispondono alle radici del mondo vegetale, perché sono parte delle nostre radici come esseri umani. Però questa energia accumulata non sarà solo positiva. È evidente che qualunque trauma che non riusciamo a elaborare passerà nell’inconscio e anche questo costituirà un tipo di energia accumulata che ci condizionerà, in questo caso negativamente.

Noi come alberi
Riassumendo: le analogie tra le radici di un vegetale e le nostre sono a più livelli.
Analogia fisica: funzione che corrisponde a piedi, gambe (radicamento e connessione) per consentire movimento, bocca, stomaco e intestino (digestione assorbimento di acqua e minerali) tessuto adiposo (conservazione ovvero accumulo di energia disponibile).
Analogia energetica: funzione che corrisponde al 1° chakra e al chakra (secondario) dei piedi, da cui si assorbe l’energia della terra; ha la funzione di fissaggio e connessione alla terra.
Analogie emozionale: ciò che nascondiamo al nostro interno senza esserne consapevoli, esperienze fondanti (positive), esperienze traumatiche (negative)
Analogia psichica: Corrisponde all’inconscio a quelle parti dove non possiamo coscientemente accedere, che tuttavia condizionano il nostro modo di essere e inconscio collettivo
Analogia spirituale: corrisponde alla nostra connessione con lo spirito della terra, nostra Madre Gaia, quindi le buone radici ci permettono di insediarci, essere vitali, rimanere collegati e conservare le riserve energetiche
Come avete visto dalla lettura delle analogie, noi siamo molto simili agli alberi: anche noi abbiamo, dunque, abbiamo bisogno di radici salde, che sappiano ricevere il nutrimento dalla Terra, anche noi senza radici andiamo incontro a disarmonie che, se ignorate, possono portarci a somatizzarle nel corpo fisico.
La terra da cui proveniamo, la nostra famiglia d’origine, i nostri antenati, l’inizio della nostra storia personale: queste sono le nostre radici, le nostre origini. Per chi crede nella reincarnazione l’origine poi parte ancora più lontano.
Quanta forza hanno le radici per ancorare un albero, per esempio, a un dirupo. Avete mai osservato a come l’edera si aggrappa su un tronco o a come sono le sue radici?
La radice anche per noi è attaccamento, forza, sostentamento.
E la nostra radice a livello energetico è il 1° chakra: è quel centro che ci parla di materia, di presenza, di forza, di nutrimento, del qui e ora, del «Io esisto».
Mi sono trovata spesso, ultimamente, a parlare di radici, perché sottoponendo i clienti al Test ChakrAroma®, spesso trovo persone con questo centro disarmonico o bloccato.
Io stessa, ho un 1° chakra debole e spesso disarmonico, ma da quando lavoro con gli oli essenziali e l’Energia, sto imparando a lavorarci e gestirlo.
Ho parlato di Chakra e oli essenziali anche in un altro articolo (Oli Essenziali e i 7 chakra: l’Aromaterapia Sottile), ma oggi vorrei fare un discorso più approfondito sul 1° chakra e sugli oli essenziali che aiutano a riarmonizzarlo.
Dopo un primo momento in cui mi sono resa conto «Sono senza radici, e adesso?» mi sono data da fare e la notizia è – state tranquilli – che se ce la faccio io, può farcela chiunque.
L’importante è non sottovalutare certi “segnali”, avere il coraggio di farsi aiutare e, ciò che è ancora più importante (ma che costa maggior fatica) è mettersi in gioco: aprirsi al cambiamento e perseverare nel lavoro su di sé.
Avete mai sentito l’espressione «Cura il tuo giardino!»?
Il sistema dei Chakra
Facciamo un ripassino intanto sul Sistema dei chakra.
I chakra sono dei centri energetici dell’essere.
Servono sia per il trasferimento interno di dati che per lo scambio interno-esterno di dati, notizie, ecc.
Ciascun chakra è responsabile di un ambito preciso, di nostro settore.
Per capire immaginate come una cassettiera di quelle di una volta con 7 cassetti. Immaginate che ogni chakra sia un cassetto.
Ogni chakra riceve dell’energia e la diffonde su tutti i piani che lo compongono: fisico, emozionale, mentale, relazionale, interattivo concettuale, spirituale, funzionale-unitario.
Se l’informazione è molto forte o ripetuta in modo ossessivo avrà un effetto su più piani.
Questo succede anche se l’emozione provata (o il pensiero che proietta una paura nel futuro) viene ripetuta più volte: l’informazione penetra nei chakra, e tutti i piani vengono toccati dall’informazione.
Un po’ come se riempissimo il cassetto fino a farlo trasbordare negli altri.

Il 1° chakra: Muladhara, il chakra della Radice
Come ben sapete il centro energetico corrispondente al 1° chakra è posizionato alla base della colonna vertebrale, a livello del perineo (tra ano e genitali). Questo centro energetico governa il nostro copro fisico, in particolare ciò che c’è dal chakra in giù (ma lo vedremo meglio tra poco).
Il 1° Chakra, Muladhara (come saprete se avete letto l’articolo Oli Essenziali e i 7 chakra: l’Aromaterapia Sottile) viene rappresentato dal colore rosso e dal loto dai quattro petali ed è la nostra fonte di connessione con la Terra (e l’elemento terra).
“Mula” significa, infatti, radice e a questo centro energetico sono associati i bisogni di sopravvivenza sulla terra.
Il chakra della radice è il primo che si forma alla nostra nascita, o meglio, inizia a formarsi circa 6 mesi prima della nostra nascita, fino all’anno d’età.
Il primo chakra è, infatti, in stretta relazione con il corpo fisico: ci parla di Anima che si incarna, che discende nella Materia, di seme che nella terra nera, germoglia e mette una piccola radice per attingere nutrimento.
Per chi ha avuto a che fare con neonati sa che in questo stadio della vita di un essere umano, la crescita del corpo è molto rapida.
Tutta l’energia vitale di un neonato è concentrata nel mangiare e… riempire pannolini. Non è così?
Lo scopo, infatti, dello sviluppo neonatale è crescere e imparare ad adoperare il corpo: succhiare, mangiare, ingerire, afferrare, sedere, procedere gattoni, stare in piedi, camminare e manipolare gli oggetti… Per dirlo in poche parole: tutto è finalizzato a interagire con il mondo fisico, sfidando la gravità, saziando i bisogni primari e più materiali.
Questi compiti richiedono un incredibile impegno e occupano la maggior parte della coscienza per tutto il primo anno di un bambino.
In questo periodo il neonato vive in simbiosi con la madre: non è ancora in grado di sperimentare un senso separato del Sé, non se la caverebbe senza il nutrimento (e la cura) della mamma, quindi non ha la minima indipendenza.
La consapevolezza si focalizza sulla sopravvivenza e sul benessere fisico.
Quando le necessità del cucciolo sono adeguatamente soddisfatte, lo spirito si ancora al corpo fisico, e il bambino si sente ben accolto nel mondo.
È in questa fascia di età che si gettano le fondamenta per la sicurezza e il radicamento, che permettono l’autoconservazione e la formazione dell’identità fisica.
Il corpo fisico riveste l’anima invisibile e ne rivela la forma ed espressione.
Noi ci identifichiamo con questa espressione dell’anima e con le qualità che possiede (maschile – femminile, giovane – vecchio, grasso – magro, sano – malato…). È necessario essere consapevoli del proprio corpo e dei suoi bisogni: se non mi rendessi conto di avere fame? O di avere bisogno di riposo?
Ignorando queste necessità – quindi rinunciando all’identità fisica – potrei compromettere la mia salute: significa essere dissociati dal corpo e aver perso il contatto col mondo fisico.
«Io sono».
C’è un altro aspetto relativo ai chakra: ciascuno è legato a un diritto fondamentale. E il primo chakra rappresenta il primo dei nostri diritti (senza il quale non avrebbero senso gli altri): il diritto di esistere.
«Io sono. Io esisto».
Senza il diritto di esistere, ben pochi sono i diritti che possono essere reclamati: sta alla base della nostra sicurezza, della nostra sopravvivenza.
Questo diritto, poi, è strettamente collegato con il diritto di possedere e, in particolare, di possedere quello che ci è necessario per sopravvivere.
Un bambino indesiderato pone in dubbio il suo diritto di esistere e, in seguito, potrebbe avere poi delle difficoltà nell’ottenere ciò che gli è necessario nella vita.
Di conseguenza quando ci viene negata la soddisfazione dei bisogni primari (cibo, vestiario, riparo, calore, cure, un ambiente sano) il nostro diritto di esistere è stato ridotto e, di conseguenza potremmo porre in dubbio quel diritto più volte.

Terra e Radici: connessione e rispetto per il pianeta
Avere un 1° chakra perfettamente funzionante non è solo un bisogno legato alla nostra sopravvivenza, ma lo è anche per la sopravvivenza e la salute stessa del nostro pianeta.
La Terra simboleggia la Grande Madre, la fonte che ci nutre e protegge; in quanto mammiferi noi non possiamo sopravvivere senza la madre.
Il 1° chakra ci invita a capire il nostro linguaggio fisico, rispettare il nostro corpo soddisfare i nostri bisogni vitali, migliorare le nostre qualità di vita e farla durare il più a lungo possibile.
Ci chiede anche di onorare la nostra famiglia terrestre, cioè la famiglia biologica, anche se decidiamo di intraprendere strade diverse.
Infine, ci chiede di onorare il pianeta Terra: esiste una relazione tra il modo con cui trattiamo la Terra e il modo con cui trattiamo il nostro corpo. Inquiniamo, sfruttiamo, intossichiamo, maltrattiamo il nostro corpo: non rispettandolo perturbiamo il funzionamento del 1° chakra e, di conseguenza, aggrediamo il nostro pianeta.
Per assicurare la nostra sopravvivenza e la nostra affermazione in quanto specie umana, dobbiamo imparare a vivere in armonia con la materia, con il nostro pianeta, in quanto ogni atto compiuto dal singolo influenza la coscienza collettiva.
Il 1° chakra ci chiede di radicarci, di creare un sentimento di calma e pace, di gestire lo stress e di restare fedeli a noi stessi senza lasciarci manipolare dagli altri.
Ricordiamo che il 1° chakra è la sede della forza kundalini, la forza che si avvolge come un serpente alla base della colonna vertebrale. Viene considerata come la forza primordiale dello sviluppo divino dell’essere umano, la forza necessaria per raggiungere l’illuminazione.
Per rafforzare Muladhara è necessario concentrarci sul processo di crescita e staccarci delle aspettative che riponiamo nei risultati. Raggiungere un obiettivo non è fondamentale in quanto tale; quello che conta è sapere che il vero successo dipende dalla crescita che si rivela necessaria per poter raggiungere l’obiettivo prefissato.
In caso di mancato obiettivo, basterà far nostro il “senso di sconfitta” e capire cosa il processo realizzato ha fatto crescere in noi: in questo modo la sconfitta non sarà più sentita come tale, ma diventerà un’esperienza, una lezione imparata.
Un’altra cosa… possiamo fare qualcosa di più per la nostra Terra, la nostra Grande Madre, anche usando gli oli essenziali: possiamo rimpiazzare alcuni prodotti sintetici con altri che siano naturali.
Anche a livello spirituale possiamo fare molto per la guarigione ambientale e planetaria. Come? Innalzando le vibrazioni con gli strumenti di cui disponiamo: oli essenziali, cristalli, meditazione, visualizzazione… cominciamo a sanare noi stessi, poi le nostre case, poi … con la spiritualità possiamo emanare energia positiva meditando con una buona intenzione. Se l’intenzione è forte, spazza via gli ostacoli.
- Spoiler! Vi anticipo se vi sentite poco connessi con Madre Terra, l’olio a cui dovreste prestare attenzione è l’olio essenziale di Patchouli (ve ne parlo più avanti).
Il blocco di un chakra
E fin qui ho evidenziato le caratteristiche del 1° chakra. Come me, però, sapete che alcune volte i chakra non sono perfettamente efficienti, rallentano, sono disarmonici o si bloccano.
E come succede?
Le difficoltà e le sfide della vita di ogni giorno non mancano e interferiscono con i nostri progetti e con il fluire libero dell’energia.
Per fare fronte alle difficoltà sviluppiamo strategie che ci permettano di affrontarle.
Ovvero: in qualche modo compensiamo le difficoltà, un po’ come se mettessimo una toppa qua e una là…
Quando le difficoltà persistono, queste strategie consolidate diventano dei modelli cronici ancorati nel corpo e nella psiche, come vere e proprie strutture difensive (è ciò che viene chiamata armatura caratteriale).
Questa armatura caratteriale condiziona le nostre relazioni, il lavoro nella creatività e nei sistemi di credenze… che tendono a perpetuare il modello, in un circolo vizioso.
Quando 2 forze uguali e contrarie si incontrano su uno stesso particolare piano si verifica il blocco del centro energetico.
Per rimuovere il blocco, non possiamo semplicemente eliminare una o l’altra. No. Entrambe queste correnti devono essere integrate.
Queste “forze” non sono altro che esperienze vissute: traumi infantili, o prenatali, condizionamenti culturali, sistemi di credenza limitanti, abitudini restrittive logoranti, ferite fisiche ed emotive, o anche solo la mancanza di attenzione.
Tutte queste contribuiscono a bloccare i chakra.
Cosa blocca il 1° chakra?
Ciò che blocca il 1° chakra può essere un trauma alla nascita, una ferita di abbandono, mancanza di accudimento fisico, mancanza di legame fisico con la madre, malnutrizione, difficoltà a nutrirsi, malattie gravi o interventi chirurgici, violenza fisica, vivere in un ambiente violento, abuso del clistere, un trauma ereditario (esempio: il timore di genitori sopravvissuti a una guerra).
Il blocco di un chakra può essere per eccesso o per difetto.
Quando il 1° chakra è carente di energia, si produce disconnessione dal corpo, può esserci notevole sotto peso, timori, ansia, mancanza di pace, incapacità di adattamento, scarsa capacità di concentrazione e disciplina, difficoltà finanziarie e mancanza di delimitazione, disorganizzazione cronica.
Quando il blocco del 1° chakra è in eccesso di energia invece si può verificare obesità, eccesso nel cibo, tendenze ad accaparramento, fissazioni materiali, avidità, trascuratezza, pigrizia, stanchezza, timore nei cambiamenti, dipendenza dalla sicurezza, confini rigidi.
Quando ci accorgiamo di un blocco?
Generalmente ci si accorge di avere un blocco energetico a uno dei chakra quando si affronta un percorso olistico quando ci siamo – ahimé – ammalati. La malattia sorge come una sorta di compensanzione ad disequilibrio che si è consolidato a livello sottile.
Questo perché una disarmonia o un blocco si genera dapprima a livello sottile, sul piano energetico, e, se non viene riequilibrato, finisce per manifestarsi anche nel corpo fisico, negli apparati che sono nella sfera di azione di quel tal centro energetico.
In particolare con un blocco del 1° chakra possono presentarsi patologie intestinali e anali, dell’intestino crasso, patologie alle parti solide del corpo (ossa o denti), problemi alle gambe, ai piedi, alle ginocchia, alla base della colonna, ai glutei, disturbi alla circolazione linfatica o sanguigna, al sistema immunitario.
Quando il 1° chakra è armonico?
Quando godiamo di buona salute, abbiamo vitalità, buon radicamento, senso di agio nel proprio corpo, fiducia nel mondo, sensazione di sicurezza, capacità di rilassarsi e di esser sereni, stabilità, prosperità, giusta vivacità…
Quando questo centro è in equilibrio si è connessi alla propria esperienza umana, mantenendo il pieno delle forze e la voglia di vivere.
Forse vale la pena mantenere il nostro chakra della radice perfettamente funzionante, siete d’accordo con me?
Come scoprire un blocco energetico?
Fortunatamente esistono strumenti per portare in evidenza blocchi e squilibri, così come esistono pratiche che possono riarmonizzare o mantenere in efficienza i chakra.
Innanzitutto con il Reiki è possibile apportare energia per riequilibrare i nostri corpi sottili.
Inoltre con il 3° livello, si può effettuare una sorta di “scansione energetica” della persona andando a sentire dove l’energia non fluisce in modo armonico.
Il blocco si può anche rimuovere con quella che chiamo “Chirurgia dell’Anima”.
Un secondo metodo (che sto amando veramente tanto) è il
Test ChakrAroma®
in cui si utilizzano i nostri amati oli essenziali per mettere in evidenza i blocchi e le disarmonie.
La risposta olfattiva all’inalazione degli oli essenziali è la chiave per comprendere dove sono le disarmonie.
ChakrAroma® è un Metodo esclusivo Madya e sono felice di averlo potuto apprendere. Trovate maggiori informazioni nella sezione “Consulenze“.
Oli essenziali per il 1° chakra
Ora che ho affrontato ampiamente gli argomenti radici e 1° chakra, e che abbiamo capito l’importanza di avere Radici (sane) posso arrivare a parlare di cosa possiamo fare per riportarvi armonia.
Premesso che la classificazione degli oli essenziali in base al chakra su cui hanno azione è differente a seconda degli esperti (benché ci siano delle scelte su cui tutti più o meno concordano). E premesso che gli oli essenziali lavorano su tutti i piani, devo anche sottolineare che lavorano su tutti i chakra. In modo globale, poi, tutte le piante hanno una forte propensione ad aiutare, armonizzare e guarire il quarto chakra (il chakra del Cuore).
Tuttavia ci sono oli essenziali che agiscono in modo maggiore e prioritario su alcuni chakra: ed è questo che ci permette di classificare delle piante e gli oli essenziali secondo i chakra.
Ovviamente ci sono più oli essenziali che hanno una risonanza con il 1° chakra, ma visto l’articolo chilometrico (più che un articolo è un trattato!) ho fatto una scelta limitandomi a 5 oli essenziali che probabilmente conosci già.
5 Oli Essenziali per il 1° Chakra
Come recita il titolo dell’articolo ti parlerò di 5 oli essenziali per il 1° chakra, anche se in realtà sono molti di più.
Ho scelto di parlarti di
Patchouli: vivo la mia individualità
Oltre alle meravigliose proprietà a livello fisico (che non sto ad elencare) il Patchouli (Pogostemon cablin) a livello sottile ha un’energia decisamente yang, quindi può essere utile per sostenere un 1° chakra in carenza.
L’olio essenziale di Patchouli è di colore marrone scuro, a volte con riflessi rossastri, con aroma di terra molto profondo.
Viene associato al 1° chakra sul quale esercita un’azione molto rinforzante e concreta.
Viene collegato anche al 2° chakra (elemento acqua, sede del piacere e della sessualità), essendo considerato da molti esperti come un afrodisiaco e poiché il Patchouli aiuta a combattere la ritenzione dei liquidi nel corpo fisico (viene associato all’acqua contenuta nel corpo).
Il Patchouli è indicato per i sognatori e per chi si tende a sottovalutare, sentirsi di staccato dal corpo fisico.
Questa è di fatto una trappola nella quale può cadere chi segue un modello spirituale tendendo a dare eccessiva importanza all’esperienza mentale e psichica, a discapito del benessere fisico.
L’olio essenziale di Patchouli aiuta a rimanere a terra e ad integrare l’energie per tenerci in simbiosi con il nostro corpo fisico.
Ha sempre fatto parte integrante del sistema medicinale tradizionale in tutto il mondo asiatico per le sue molteplici qualità antinfiammatorie, antisettiche, afrodisiache.
In India, le spose dei bramini, la casta superiore hindu, si riconoscevano dai fini motivi che le stesse si disegnavano con il Patchouli sulle braccia e sul 3º occhio.
Nella Cina antica si utilizzava per stabilire l’equilibrio tra il corpo e la mente.
Ancora oggi gli indiani si massaggiano i piedi con del Patchouli per proteggersi dalle micosi e dai morsi di insetti e di serpenti, ma anche il cuoio capelluto per stimolare la crescita dei capelli.
A livello energetico:
permette di accettare la propria individualità e di rimanere fedeli alle proprie convinzioni.
Il profumo del Patchouli o si ama o si odia perché fa riaffiorare la nostra personalità, la nostra individualità.
Ci riconcilia con le nostre origini. Dona il coraggio di esprimere le proprie emozioni in modo calmo.
Combatte le paure, l’incertezza, la mancanza di fiducia in sé stessi, porta stabilità e radicamento.
Apre la mente per affrontare il futuro in modo sereno, trasmette il coraggio di scegliere un cammino eccezionale, stimola il desiderio di superare i propri limiti sia interni che esterni.
Stimola la forza fisica e psichica in presenza di stanchezza nervosa, stress e agitazione mentale.
Risveglia la nostra sensualità e la nostra fantasia. Fa scomparire le tensioni aiuta a lasciarsi andare.
È una componente ideale per i massaggi che agiscono su 1° chakra, poichè attira la materia, il denaro, la forza fisica, la capacità di realizzazione.
Per lasciar andare o meglio per lasciar venire. Aiuta a ignorare le cose quando non sono gravi.
Aiuta a rispettare la velocità naturale degli eventi e della vita e dei compiti.
Aiuta a rispettare la natura, stimola la visione del sacro, diminuisce le inibizioni sociali.
È un disincrostante (energetico) nel caso vi siano impurità che ostacolano il movimento dell’energia, mantiene costanti flussi energetici bilanciando ciò che entra con ciò che esce e l’equilibrio tra ciò che si accetta e accoglie e quello che si rifiuta.
È legato al futuro, alla prosperità e, soprattutto, all’espansione.
Radica e fortifica il desiderio di vivere, è uno stimolo per una profonda rinascita e può essere utile a chi ha avuto pensieri e suicidi.
La sua parola chiave è bilanciamento, ed è conosciuto anche come “il nutrimento di Madre Terra”.
Simboleggia il ritorno alla Terra, al grembo originario: è connesso con l’humus della terra e ci parla del desiderio di espanderci per arrivare sino al nostro grande albero.
Favorisce una riconciliazione tra il nostro battito cardiaco con quello della Terra.
Salvia sclarea: la ricerca della Visione
Questo tra gli oli essenziali l’olio essenziale di Salvia sclarea (Salvia sclarea) è sicuramente uno dei più femminili: l’energia espressa da questo olio essenziale è yin e serve per riarmonizzare un 1° chakra sovraccarico.
«Perché un uomo nel cui giardino cresce della salvia dovrebbe morire?». Recita un detto latino. Per i Romani, la salvia era semplicemente herba sacra.
In numerose culture del’Antichità si riteneva che la Savia possedesse virtù di protezione e purificazione senza eguali.
Gli sciamani, sacerdoti, alchimistie guaritori di numerose civiltà dell’Europa o dell’Asia reputavano che su un altro piano, il profumo della Salvia sclarea ampliasse le capacità visionarie e aiutasse gli uomini a distinguere meglio il bene dal male.
Era profondamente venerata. E considerata come un tesoro degli dei nonché da questi utilizzata per allontanare gli spiriti e creare loro libri di magia.
Il suo profumo eliminava il pensiero egocentrico e aiutava l’essere umano a vedersi come parte integrante dell’universo e non più come una creatura solitaria e isolata,
La Salvia veniva impiegata per sviluppare maturità e saggezza spirituale per portare alla compassione e la visione dell’essenziale.
In India, i Rishi dicono che il profumo della Salvia sclarea ha la forza di modificare la corrente vitale e di portare verso samadhi (l’illuminazione divina).
La parola chiave è svelare.
La salvia sclarea è molto utile nel trattamento delle sindromi ansiose e depressive disperde la tensione aiuta all’organismo bilanciare le energie.
Aiuta in caso di attacchi di rabbia, d’ira e di isteria.
Viene consigliata alle persone stressate, nervose, angosciate e turbate.
Induce calma e serenità, aiuta a sciogliere le contratture e migliorare il rilassamento, restituisce equilibrio e stabilità emotiva, dona la fiducia per affrontare al meglio le avversità e a prendere la giusta decisione, valutando le conseguenze e la portata di ogni decisione.
Strettamente collegata con l’immaginazione, la Salvia sclarea facilita le funzioni dello sguardo interiore, la capacità di vedere più chiaramente una situazione o di guardarsi dentro.
Riduce la paura e combatte le paranoie; stimola la creatività, l’ispirazione e le visioni.
Ci porta strettamente in contatto con il mondo dei sogni, che può dare molte lezioni spirituali. Anzi, fa di più: stimola i sogni, aumentando l’attività onirica e la capacità di ricordare quanto sia sognato.
- Un consiglio? Prima di addormentarvi, portate la vostra attenzione su qualche problema o qualche questione che necessita un chiarimento, con il desiderio ben presente di voler ottenere una risposta dal sogno. Potrebbe essere utile tenere un taccuino a portata di mano per prendere nota del sogno fatto non appena svegli.
- Un altro consiglio? Se usate la Salvia sclarea, prestate la dovuta attenzione anche ai sogni spontanei, perché possono gettare luce su questioni di cui voi non siete neppure consapevoli a livello conscio.
A livello spirituale la Salvia sclarea è uno stimolatore dello sguardo interiore e ci aiuta a vedere più chiaramente. Apre la porta del nostro subconscio.
A livello energetico:
rivitalizza, stimola, dissolve tensioni, libera dalla testardaggine e dalla ristrettezza mentale; rende euforici, allontana le paura, le preoccupazioni, la malinconia e la depressione.
Aiuta a prendere la vita più spensieratamente ed è ideale nel sostenere in caso di crisi di mezza età.
Stimola l’ispirazione e la creatività negli artisti, rafforza la fiducia in sé stessi e per le nuove prospettive.
- Dell’olio essenziale di Salvia sclarea ne ho parlato anche in questo articolo.

Incenso: bussare alla porta del Creatore
L’Incenso o Frankincense (Boswellia carterii) è la sostanza sacra per eccellenza: è probabilmente l’essenza più conosciuta nel mondo per le sue virtù in materia di meditazioni e rituali. Quale che sia la cultura o la religione, questo potente e meraviglioso olio essenziale è percepito come il legame di comunicazione per eccellenza tra gli esseri umani e le entità celesti.
Incaricato di portare le preghiere al cielo, l’incenso è una resina che viene classificata come energia yang e calda.
In Egitto l’Incenso era dedicato al Dio Ra, il Dio Sole, e le donne dell’epoca erano solite marcare le loro sopracciglia, con una polvere nera estratta dall’incenso, per risvegliare il 3° occhio.
La sua parola chiave è elevazione.
Favorisce lo sviluppo delle facoltà di comprensione, stimola una percezione più completa e armonica della realtà, anche del lato spirituale.
Contrasta l’eccesso di materialità e la visione troppo rigorosa della vita.
Combattere lo scetticismo, apre alle nuove idee, facilita l’ascolto e la valutazione del diverso e del nuovo.
Usato, per rompere con il passato, particolarmente in caso di blocchi nella crescita personale, assiste nei processi di evoluzione.
Aiuta a recidere i legami con il passato dove questi bloccano la nostra crescita spirituale.
Ci invita a concentrarci sulla ricchezza e sull’autenticità del presente.
Utile per chi ha difficoltà a gestire i propri confini personali, e aiuta a integrare i diversi aspetti della nostra personalità.
A livello energetico:
ha numerose indicazioni e proprietà: scioglie gli schemi della rigidità mentale, le ossessioni, la tensione, la fatica nervosa, ammorbidisce, distende, rivitalizza, aiuta a cambiare il proprio modo di vedere le cose.
Libera dalla paura del futuro e dagli incubi.
Aiuta a condividere e comunicare la propria spiritualità. Stimola la spiritualità, sostiene gli obiettivi spirituali; aiuta a vivere l’istante, stimola l’unità come sentimento.
Stabilisce il legame con il proprio Sé Superiore, libera dall’agitazione e dalla sovraeccitazione mentale.
Calma lo stress, l’irritabilità, le preoccupazioni e aiuta a comunicare in generale.
- In caso di rigidità su alcune parti del corpo, quando l’energia non circola più, è utile massaggiare le zone interessate con dell’olio essenziale di Incenso, puro o diluito in un olio da massaggio.
- In caso di trasloco, che sia in una nuova casa, nuovo luogo di lavoro, diffondere dell’olio essenziale di Incenso in tutte le stanze e in tutti i luoghi chiusi (come in armadi o cassetti) per ripulire spazio dalle vecchie energie.
- Usatelo nell’acqua del bagno con l’intenzione di lavare via ogni vecchio legame che sentite come un ostacolo al vostro presente/futuro.
- Ho parlato dell’Incenso anche in questo articolo.
Vetiver: la solidità di Terra Padre
L’olio essenziale di Vetiver (Vetiveria zizanoides) è estratto da una radice, e che radice possente!
Il termine vetiver deriva dalla lingua tamil e il suo significato è “tagliato con l’ascia”.
Spiega il modo in cui le radici di questa pianta vengono raccolte. Nel corso dei secoli il suo profumo fortemente terreo è stato molto presente nelle case indiane: le fibre delle sue radici venivano intrecciate per formare delle tende destinate a proteggere le finestre. Costantemente inumidite con dell’acqua queste trasformavano le raffiche di vento secco in una leggera brezza umidificante e profumata.
In India e nell’Isola di Giava il Vetiver era profondamente stimato dalle popolazioni locali perché ha il potere di scacciare gli insetti. I testi sanscriti sottolineano il suo ruolo di rilievo nella composizione di profumi e nelle sue qualità culinarie o medicinali.
Ai futuri sposi veniva regalato una sorta di unguento fatto a base di Vetiver: la medicina ayurvedica ha utilizzato da sempre questa pianta per moltissime preparazioni.
A livello energetico:
Ha un contatto diretto con ciascuno dei chakra sia in modo generale che in modo particolare. A livello generale è utile per riequilibrare l’intero apparato dei chakra armonizzando ed equilibrando l’energia di ciascuno dei chakra maggiori.
In modo particolare, lavora sul 1° chakra, con una forza decisamente yang.
Il Vetiver è molto utile per chi ha necessità di essere ancorato alla terra, di sentirsi bene radicato e di concentrare le proprie energie.
Radica, ancora, trasmette l’energia delle forze telluriche, aiuta a riprendere contatto con il proprio corpo, dissolve le tensioni, ridona certezza e sicurezza, aiuta a concretizzare gli obiettivi, combatte il nervosismo, l’instabilità, la spossatezza fisica e psichica, l’anoressia, la difficoltà di centrarsi.
- Gli effetti equilibrati del Vetiver sono apprezzabili nei gruppi di meditazione se usati in un diffusore: dato che questo olio essenziale non solo coordina le energie individuali, ma può essere usato per equilibrare e coordinare le energie di coloro che prendono parte della meditazione.
- Per radicarsi, sentirsi sicuri prima di un viaggio in aereo o un’audizione, per cantare o parlare davanti a un pubblico, quando si prova sfiducia verso sé stessi, è utile massaggiare la pianta dei piedi con il Vetiver, visualizzando delle spirali trasparenti che partono nel coccige e dalle piante dei piedi e vanno ad ancorarsi al suolo.
La sua parola chiave è stabilità.
Combatte il nervosismo l’ansia senso di instabilità.
A volte profondi segreti sono sepolti nell’anima, nel cuore così in profondità che disturbano il nostro sogno ad occhi aperti o chi pensiamo di essere. Il Vetiver può ridestarli per riconnetterci con il passato o con ciò che eravamo. Questo risveglio può sbilanciarsi e spaventarci ma il Vetiver, ci saprà sostenere.
Qualcuno trova che profumo di terra del Vetiver sia afrodisiaco: in effetti la sua natura equilibratrice ci ricorda che la pienezza comprende sia il nostro corpo fisico sia quello spirituale.
- Ho parlato dell’olio essenziale di Vetiver anche in questo articolo.

Elicriso ovvero la Consapevolezza rivelata: «Io sono».
Un olio essenziale che porta la luce: l’Elicriso, Helichrysum italicum, in greco, Helichrysum significa sole (heylos) e sacro o dorato (crisos).
A volte troviamo Apollo, figlio di Zeus raffigurato mentre orna una tiara con degli elicrisi, per ricordare al mondo la sua immortalità.
Questo fiore giallo come il sole ha eletto a suo domicilio prediletto il bacino del Mediterraneo, crescendo in posti secchi, caldi e aridi. Il calore così accumulato dona all’olio essenziale di Elicriso, un’energia calda e radicante.
E i suoi fiori conservano a lungo un bell’aspetto anche seccati: da ciò, deriva il nome francese con cui è conosciuto: immortelle.
Oggigiorno vengono realizzate delle corone mortali con i fiori di Elicriso per indicare che l’anima del defunto resterà sempre presente sulla Terra.
Prima di essere spodestati dalle rose, i fiori di Elicriso erano usati per la corona delle spose, affinché il matrimonio resistesse al tempo che passa.
La sua parola chiave è (ovviamente) luce. È associato al 1° chakra e al 3° occhio, con un’energia yang.
A livello energetico:
combatte il nervosismo, la dispersione spirituale, porta la pace interiore.
Aiuta a uscire dalle situazioni difficili e a superare nuove frontiere, ad adattarsi a nuove situazioni.
Ci collega al nostro subconscio e contemporaneamente ci ancora alle forze della Terra.
Aiuta a superare un’infanzia difficile, a superare ferite psicologiche accadute nella prima infanzia (tra 0 e 5 anni), scioglie i blocchi situati nella regione del bacino causati da violenze sessuali.
Rilassa, riattiva la circolazione energetica, aiuta in caso di freddezza sentimentale, legata all’esperienza dell’infanzia.
Aiuta a trovare un obiettivo nella vita.
Un aiuto magnifico quando il cielo sembra esserci caduto sulla testa: aiuta in caso di tutti e momenti difficili, calmando le emozioni, aiuta a rimettere in piedi a terra anche qualche giorno dopo uno shock.
Quest’essenza che, come ho già detto, simboleggia la luce, ha il potere di rischiarare e rasserenare qualsiasi situazione: porta la luce che dissipa le ombre, illumina l’anima anche gli angoli più bui nascosti.
Combatte depressione ad esaurimento. Fornisce una strada da seguire.
Rimedio per gli stati di esaurimento di profonda stanchezza, adatto per affrontare le fasi della vita in cui ci si sente logorati e consumati per i troppi problemi o per le troppe avversità
È un’essenza dell’entusiasmo, della voglia di fare, perfetta per nuovi progetti e nuove idee.
Aiuta a ricordare i sogni, protegge da incubi e sogni angoscianti
Anche conosciuto come l’olio del Risveglio dell’Anima e stabilisce un forte legame con la terra.
Induce al rispetto e alla valorizzazione della propria realtà; favorisce una visione armonica della vita, e il raggiungimento del pieno potenziale di crescita, spirituale e materiale della persona.
Ha la proprietà di mettere in azione la parte destra del cervello (quella intuitiva): questo è di enorme aiuto per ogni meditazione o visualizzazione, terapia e lavoro per la crescita personale (così per le arti creative).
- Dell’olio essenziale di Elicriso ne ho parlato anche in questo articolo.

Come usare gli oli essenziali per un lavoro energetico
Annusare gli oli essenziali, è un uso energetico molto semplice, ma molto potente, soprattutto sul piano emozionale, perché coinvolge direttamente il Sistema Limbico senza la censura o l’analisi mentale della neocorteccia, inoltre, tramite questo uso, una pianta diventa velocemente un’amica: la possiamo sempre utilizzare con estrema facilità in caso di bisogno.
Un altro uso, unicamente energetico molto semplice, che può integrare il precedente è portare con sé l’olio essenziale in tasca, in una fialetta. Gli oli essenziali mantengono le loro vibrazioni anche nella fialetta e da lì le trasmettono anche a noi.
Possiamo anche realizzare uno spray aurico. È particolarmente indicato per i momenti di introspezione e meditazione. si può creare mettendo alcune gocce degli essenziali nell’acqua in un flacone spray, scuotere bene e spruzzarlo intorno a sé. (Va utilizzato in tempi brevi; per aumentare durata si può aggiungere una parte di alcol all’acqua). Se non ci sono necessità specifiche di lavorare con un solo olio essenziale potete provare anche lo spray “Aurica” che trovi nell shop di Madya, studiato appositamente per uno scopo di purificazione e protezione.
Inoltre, possiamo diffondere gli essenziali, o utilizzarli nell’acqua del bagno. In quest’ultimo caso è necessario avere l’accortezza di utilizzare gli oli essenziali in una sostanza che migliori la dispersione nell’acqua come in un cucchiaio di latte o in un cucchiaino di sale.
Altri metodi per usare gli oli essenziali a livello energetico possono essere i massaggi (con una diluizione che abbia percentuale molto bassa di oli essenziali rispetto all’olio vettore) o l’applicazione diretta di una goccia nel punto del chakra, o in un punto riflesso (sulla mano, sul piede, ecc).
Altre pratiche consigliate per l’armonia del 1° chakra
Attività all’aria aperta e in connessione con la Terra, come una passeggiata, andare scalzi in un prato, abbracciare gli alberi, fare giardinaggio…
Alcune posizioni yoga aiutano: in piedi (come tadasana, la posizione della montagna) e/o in equilibrio (come virabhadrasana III, il guerriero III) oppure posizioni sedute con l’ano a contatto del tappetino.
Anche recitare il mantra LAM può energizzare il tuo primo chakra; consiglio spesso anche di ascoltarlo (qui trovi un mantra solo da ascoltare).




