Eccoci qui: è passato già un mese e come vi avevo annunciato vi parlerò di Medicina forestale.
Sì, vi avevo annunciato che vi avrei parlato di Medicina Forestale e lo farò, ma prima, questa volta, diamo uno sguardo alle energie lunari di Novembre perché… perché ci sono molti movimenti di astri e di energia.
Questo è un mese particolare, per me soprattutto (Di novembre e delle mie emozioni in questo mese te ne ho parlato anche nell’articolo di novembre dell’anno scorso) e questi transiti planetari lo rendono ancor più particolare.
Se mi seguite da un po’, saprete di certo che amo spaziare molto nelle letture e nelle materie di studio: a dicembre dello scorso anno, avevo acquistato un’agenda lunare per questo 2025 e, ogni tanto, mi piace sbirciare che cosa succede nel cielo.
Non mi intendo di astrologia, tuttavia mi sono resa conto, ascoltandomi, come le fasi della luna (prima, e i “movimenti” dei pianeti, poi) influenzino il mio umore, il mio sentire, perfino il mio corpo fisico.
La luna muove le maree. E non solo.
La luna non è solo il nostro satellite: ben lo sapevano già gli antichi popoli che la veneravano come una dea.
Chissà quanti, durante il loro cammino, nelle notti di luna, hanno alzato lo sguardo al cielo e hanno goduto della presenza chiara e rassicurante della Luna?
Un raggio di luna sfiora il mio viso, non è solo luce, ma un richiamo antico che attraversa l’anima.
Le risposte che vado cercando sono scritte lì nel cielo, sono scritte dentro di me, di noi: sono pronte a rivelarsi se siamo pronte ad ascoltare.
Ogni ciclo lunare è divenuto una nuova scoperta di me, delle mie emozioni. Ad ogni plenilunio mi sento un po’ più vicina alla mia verità, a quel potere nascosto che la luna aiuta a risvegliare.
In tutto questo il percorso di Lunar Reiki mi ha dato delle nuove consapevolezze e sono pronta a diffonderlo a tutte le sorelle che, a loro volta, si sentono pronte a ricevere questo dono e a risvegliare la dea (o meglio le dee) in noi, le dee che siamo.
(Il Lunar Reiki non ha a che fare con il Reiki del maestro Usui di cui ti parlo più avanti nell’articolo, se vuoi approfondire che cos’è puoi farlo nella pagina «Cosa Faccio»).

Le energie di Novembre 2025
Innanzitutto Novembre non è un mese qualunque: è un portale. Gli astrologi indicano da anni questo momento come «un punto di svolta cruciale» per il futuro nostro e del mondo.
Perciò se, ultimamente, vi sentiti spinti al cambiamento, oppure sentite un desiderio intenso di liberarvi da vecchie dinamiche, o avete quella sensazione a metà tra la catastrofe e l’eccitazione per qualcosa di grande che sta per accadere: è tutto “normale”.
È proprio il cosmo che si prepara a scuotere le fondamenta di ciò che conosciamo.
La Luna nella seconda metà del mese
Già la Luna nuova, il 20 novembre, in scorpione porterà con sé l’energia di un nuovo inizio, ma anche la profondità dell’introspezione.
Si sentirà il richiamo al cambiamento misto alla paura di affrontare ciò che nascosto: questa è la notte per piantare il semino del cambiamento, per abbracciare la trasformazione.
Potreste fare questa pratica:
Prendete un piccolo foglio di carta e scrivetevi ciò che desiderate manifestare. Poi va piegato e seppellito, affidandolo alla Terra e alla Luna. Visualizzate i desideri che crescono e si trasformano portando nuova opportunità e abbondanza.
La Luna e Scorpione ricordano che la vera magia nasce dalla trasformazione. Non lasciate che la paura vi fermi.
Potrebbe aiutare l’uso di una pietra di onice nero: tenerla tra le mani sentendo la sua energia che radica e dona forza, visualizzando sé stessi mentre si sta costruendo il proprio futuro passo dopo passo, con pazienza e determinazione.
Ogni sforzo conta. E con la giusta determinazione si può realizzare qualsiasi cosa.
Con il 28 novembre e il primo quarto di Luna, si chiude il mese con un’energia che mescola sogno e realtà.
È il momento di connettersi con la propria intuizione, di lasciare che la magia guidi i nostri passi.
Potreste fare questa pratica:
Accendere una candela bianca e lasciarsi avvolgere, in silenzio, dalla luce della Luna, permettendole di mostrarci la via è un altro piccolo rito da compiere che aiuta a visualizzare i propri sogni.
Immaginateli che si fondono con la realtà, che prendono forma davanti ai vostri occhi.
La Luna in Pesci insegna che la linea tra sogno e realtà è sottile e che con il giusto intento i tuoi desideri possono trasformarsi in verità.

Plutone
Ma questo mese c’è un altro astro che “ruberà la scena” alla luna.
Il 19 novembre ci sarà un evento epocale: Plutone, il pianeta della trasformazione radicale, entrerà definitivamente in Acquario, e ci resterà per i prossimi 20 anni.
Rappresenta l’inizio di una nuova era, che metterà in discussione, ridefinendole, le nostre idee di comunità, tecnologia e potere.
L’energia data da questo evento aprirà nuovi spazi di riflessione e nuove possibilità.
Non credo negli oroscopi letti sui giornalini, ma che le stelle abbiano la loro influenza sì. La mappa del cielo ci indica la direzione, ma siamo noi camminare sul sentiero.
Il consiglio è di prendersi il giusto tempo per ascoltare il nostro corpo, i pensieri e le emozioni che emergono.
Le risposte arriveranno, non subito, ma arriveranno, e saranno più autentiche.
Cosa conta davvero? È un momento adatto a fare pulizia: di valori, relazioni e abitudini.
Cosa dà sicurezza e cosa, invece, è una zavorra che non permette di vivere la vita al meglio? È il momento ideale per ridefinire le proprie priorità e liberarsi da ciò che non ci rispecchia più.
Anche se può sembrare destabilizzante, è necessario aprirsi al cambiamento con fiducia: ciò che nasce ora ha radici più profonde e consapevoli.
E nessuno meglio di me sa quanto importante è avere delle radici forti e sane.
(Lo racconto in questo articolo: 5 oli essenziali per il 1 chakra: l’importanza di avere radici sane).
Radici e Alberi
Le radici fissano gli alberi al terreno, garantendogli stabilità contro vento e intemperie. Rappresentano anche la nostra stabilità, la forza interiore, i valori e la base solida su cui si costruisce la vita di una persona.
Assorbono acqua e i sali minerali vitali dal suolo, elementi indispensabili per la crescita e la vita dell’albero.
Nell’Albero della Vita e in molte tradizioni, le radici affondano nella Madre Terra, simboleggiando la connessione con il mondo materiale, il nutrimento e il mondo dell’inconscio.
Le radici simboleggiano anche le nostre origini, il passato, la famiglia di origine, i legami indissolubili che ci ancorano alla nostra propria storia e identità.
È interessante notare che radici sane degli alberi, a livello di ecosistema forestale, si traducano in stabilità del terreno e, quindi, dell’intera comunità vegetale.
Questa stabilità, pur non essendo direttamente percepita, è il fondamento della calma che si sperimenta nella foresta.
Le radici, tenendo salda la terra, permettono all’albero di innalzarsi e alla foresta di resistere, fornendo un senso di sicurezza, che ha valore terapeutico per la mente umana, contrastando lo stress e l’ansia.
Ma c’è di più.
Andare per i boschi «fa bene»: ce lo dicono gli studi medici.

“Medicina Forestale” o “Forest Therapy”
La “Medicina Forestale”, nota anche come “Forest Therapy”, è un approccio complementare alla promozione della salute e del benessere basato sull’immersione consapevole e guidata negli ambienti forestali o naturali.
Non si tratta semplicemente di una passeggiata nel bosco, ma di un’esperienza che coinvolge tutti i sensi e mira a massimizzare gli effetti benefici del contatto con la natura, agendo come una vera e propria medicina preventiva.
Questa disciplina non si basa su credenze popolari, ma è supportata da una crescente mole di ricerca scientifica, che ne attesta i benefici quali:
- riduzione dello stress (diminuisce i livelli dell’ormone dello stress, il cortisolo) e la pressione sanguigna;
- rafforzamento del Sistema Immunitario (la respirazione di sostanze volatili emesse dalle piante, in particolare i monoterpeni, stimola l’aumento e l’attività delle cellule Natural Killer, cruciali per le difese immunitarie;
- miglioramento del benessere mentale (mitiga ansia, depressione e disturbi dell’umore);
- effetti fisiologici positivi (può influire sul miglioramento delle funzioni cardiovascolari, metaboliche e sul livello di glucosio nel sangue).
In pratica c’è un vero e proprio interscambio biochimico tra il corpo umano e l’atmosfera forestale, ricca di questi composti naturali.
Shinrin-yoku
Le radici di questa pratica affondano in Oriente, in particolare in Giappone, dove nasce negli anni ’80 con il nome di Shinrin-yoku (森林浴) che si traduce letteralmente come «bagno nella foresta» o «immersione forestale».
Di fronte a un’alta incidenza di stress e stili di vita sempre più sedentari nelle grandi città, il governo giapponese decise di promuovere questa pratica come strategia di medicina preventiva e di salute pubblica.
L’obiettivo era incoraggiare le persone a riconnettersi con l’ampio patrimonio boschivo del Paese e trarne giovamento.
A partire dagli anni ’90, questa pratica ha iniziato a essere oggetto di ricerca sistematica. Scienziati come il dottor Qing Li, immunologo e fondatore della Società Giapponese di Medicina Forestale, hanno condotto studi approfonditi per misurare scientificamente gli effetti dell’immersione in foresta, confermando i benefici sulla riduzione dello stress e sul potenziamento immunitario.
Da qui, la pratica si è diffusa a livello globale, evolvendosi in Forest Therapy (Medicina Forestale) in Occidente, in particolare in Europa e Nord America.
Paesi come la Scozia e diverse regioni in Italia (attraverso l’Associazione Italiana Medicina Forestale – A.I.Me.F.) hanno iniziato a riconoscere e promuovere percorsi di Terapia Forestale, spesso con l’obiettivo di rendere l’attività un potenziale strumento di prescrizione medica per favorire il benessere generale.
Non potevo non raccogliere questi insegnamenti e metterli in pratica con i miei corsi e percorsi di Reiki in Natura: nel bosco!
Reiki nel bosco
Premesso che per accedere al Reiki non servono particolari attitudini e che tutti possono attingere a questa fonte inesauribile di Amore, sono, invece, convinta che il luogo in cui lo si riceve (così come la persona da cui lo si riceve) possa fare la differenza.
Non tanto perché l’energia sia diversa (di Energia ce n’è una sola) ma sarà diversa e unica perché il Master Reiki giusto che scegliete vi porterà un’esperienza unica per la vostra crescita, adatta al vostro livello di crescita.
Ognuno di noi è un’Anima che ha il suo proprio vissuto, unico e irripetibile.
(A proposito di Livelli, qui trovi la descrizione dei corsi di Reiki e dei vari Livelli di Iniziazione).
E sempre nell’ottica esperienziale una giornata vissuta in mezzo al verde sarà sicuramente un valore aggiunto alla vostra Cerimonia di Iniziazione.
Oggigiorno, nel mondo dell’olismo, c’è grande abbondanza di percorsi spirituali, di proposte di guarigione energetica, di pratiche, e così via: è tutto un pullulare di tutor, coach, master, menthor… (quasi che il nome in inglese renda tutto più affascinante e di valore…).
Non pensate che si stia “saturando il mercato”, o che sia difficile orientarsi tra le possibilità.
In realtà ogni persona è guidata a scegliere il percorso più affine a sé stessa, così come sceglie l’operatore con cui, in quel momento, è maggiormente in risonanza, o che le è maggiormente utile per la propria crescita.
Le persone giuste per la propria crescita
Ovviamente «l’Energia sa»: la scelta e l’attrazione sono reciproche, anche quando non ce ne rendiamo conto.
Così nello scambio di esperienze ed energia, non esiste più la distinzione netta tra maestro e allievo.
Bensì, si vive uno scambio tra chi inizia e chi è iniziato e viceversa.

I miei percorsi di Reiki in Natura
Spesso, pensiamo al Reiki come a una pratica da svolgersi in un ambiente calmo e protetto, come una stanza di meditazione.
Questo è vero e prezioso, ma c’è un elemento che può elevare e potenziare la nostra pratica in modi che forse non abbiamo mai considerato: l’immersione nel mondo naturale.
La natura non è solo un bellissimo scenario, è un’immensa e inesauribile fonte di energia vitale, quel “Ki” che è al centro del nostro percorso.
Quando camminiamo in un bosco, ci sediamo in riva al mare o appoggiamo le mani sul tronco di un albero secolare, non siamo semplici spettatori.
Stiamo entrando in risonanza con una forza primordiale, la stessa forza che fa sbocciare un fiore e muove le maree.
Stare nella natura ci permette di assorbire l’energia pura e incontaminata della Terra.
È come collegarsi a una presa di corrente universale che ci ricarica, sciogliendo i blocchi e purificando il nostro campo energetico in modo naturale e profondo.
La natura ci aiuta a connetterci con il «qui e ora».
Il vento tra le foglie, il suono di un ruscello, la consistenza del terreno sotto i nostri piedi, il canto degli uccelli, gli odori del bosco, di resina, di muschio, di funghi: nel bosco i sensi si acuiscono. Tutti questi elementi ci riportano al presente, ancorandoci saldamente e migliorando la nostra capacità di canalizzare il flusso di energia.
Un albero ben radicato resiste a qualsiasi tempesta, e lo stesso vale per noi.
Il silenzio e la serenità della natura riducono il rumore interiore della nostra mente, creando lo spazio necessario per ascoltare la nostra voce interiore.
In questo ambiente tranquillo, le nostre intuizioni e la nostra sensibilità energetica si affinano, rendendo la pratica del Reiki più profonda e significativa.
(Sia che si tratti di ricevere un trattamento o di ricevere un’attivazione a un livello).
La natura è la manifestazione fisica dello spirito divino.
Essere immersi in essa è un’esperienza profondamente spirituale che ci ricorda la nostra interconnessione con ogni essere vivente.
Questa consapevolezza amplifica la nostra intenzione di guarire e di servire, che sono il cuore del Reiki.
In una sessione di Reiki condotta nel bosco non stiamo solo facendo Reiki, stiamo diventando un tutt’uno con l’energia universale, con la brezza, il sole e la terra.
La natura non è solo un luogo per praticare, è una vera e propria maestra che ci insegna a essere più fluidi, più resilienti e più in sintonia con il flusso della vita.

Vi invito a sperimentare:
La prossima volta che vi sentite chiamati a praticare l’energia: trovate un albero, sedetevi in un parco o camminate a piedi nudi su un prato.
Sentite l’energia che fluisce, non solo dalle vostre mani, ma da tutto ciò che vi circonda.
Lasciate che la natura sia la vostra guida, il vostro amplificatore e il vostro attivatore.
E se sceglierete di affidarvi a me e al mio progetto di Reiki in Natura, ci saranno dei maestri speciali a creare l’atmosfera:
Gli Spiriti degli Alberi
Il bosco che accoglie gli aspiranti ai livelli di Reiki che si rivolgono a me, è composto prevalentemente da faggi, castagni, larici e betulle.
L’ambiente è protetto e recintato in modo che nessuno possa venire a interferire con la pratica che faremo insieme.
Tutto il materiale necessario per il corso è fornito a partire dal pranzo, al materassino, al cuscino da meditazione se serve, per finire con l’acqua di fonte che sgorga proprio lì sul posto.
Il silenzio può essere interrotto solo dal fruscio del vento tra le fronde o dal verso di qualche uccello selvatico.
Gli Spiriti degli alberi ci osservano e Madre Terra gioisce dell’incontro.
Lo Spirito del Castagno
Il Castagno (Castanea sativa) emerge con una storia e una simbologia profondissime.
Conosciuto anche come l’«Albero del Pane» per il suo ruolo cruciale nel sostentamento delle popolazioni montane, il Castagno non è solo una fonte di nutrimento (per via delle castagne), ma un vero e proprio archetipo spirituale.
In autunno giungono a maturazione i suoi frutti, le castagne, soprannominate dai latini “ghiande di Zeus”.
Perché quest’albero evocava il Dio supremo, rettore dell’universo, grazie al suo tronco corto, ma possente, ai rami che si allargano in tutti i sensi rendendone le chiome imponenti.
Il Castagno, originario dell’Iran è una specie che può facilmente acclimatarsi in ogni regione del nostro continente, tranne nei terreni calcarei.
Le castagne hanno un alto valore nutritivo, conosciuto fin dall’antichità.
Nell’alto Medioevo, le castagne entrarono nel patrimonio alimentare del popolo come elemento integrativo, sostitutivo del grano, grazie alla farina che se ne ricavava, o come frutti da minestra al pare di legumi o abbinati legumi specialmente alla fava.
Nel Rinascimento attribuivano alle castagne anche il pregio di essere afrodisiache. E fin dal Medioevo sempre questi frutti sono stati considerati anche cibo per i morti, e come tali simbolicamente omologhi alle fave e ai ceci.
A Marsiglia si consigliava di metterne qualcuna sotto cuscino per far sì che gli spiriti non venissero a tirare i piedi di notte.
In Francia ci si ritrovava nella notte che precedeva la commemorazione dei defunti, nei castagneti, per cuocervi le castagne.
In Piemonte venivano consumate nel giorno dei morti.
In Val d’Aosta nel pomeriggio di Ognissanti, nei caffè e nelle osterie, venivano offerte caldarroste agli avventori, mentre nelle famiglie si era soliti cospargerle di grappa e di zucchero e servire in tavola alla fiamma. Anche la tradizione di venderle per le strade risale a quel periodo.
Curiosità
Le castagne hanno ispirato anche alcuni modi di dire e proverbi tra cui il più frequente: «prendere in castagna» significa cogliere in fallo qualcuno. Invece «cavar le castagne del fuoco con la zampa del gatto» allude a chi fa qualcosa a suo vantaggio esponendo altri al rischio.
Il Castagno: simbolo della Generosità e Previdenza
Il significato più immediato e popolare del Castagno è legato alla sua incredibile generosità.
Come già detto, per secoli, le castagne hanno rappresentato una riserva alimentare essenziale per l’inverno, un vero e proprio “pane dei poveri” quando i cereali scarseggiavano.
Anche in un passato non così remoto… Per esempio, nella famiglia di mio papà, classe 1935, erano 7 tra fratelli e sorelle e vivevano in una meira – una baita di pietra tipica della nostra zona – in mezzo ai boschi. Le condizioni della famiglia non erano abbienti, e il vivere nei boschi permetteva loro di trovare sostentamento con ciò che la Terra produceva e donava loro (castagne, funghi…) anche barattandolo con altri alimenti. In tempi passati il baratto era una forma di sostentamento importante come il commercio. Nei boschi, poi, non mancava certo la legna per scaldarsi.
Tornando al Castagno: questo suo donare abbondantemente e con previdenza lo rende simbolo di dono incondizionato, perché l’albero offre i suoi frutti senza chiedere nulla in cambio, incarnando la forza del dono.
E simbolo della ricchezza nascosta: il frutto è nascosto all’interno di un riccio spinoso e protettivo e rappresenta un tesoro di virtù e nutrimento che richiede uno sforzo per essere svelato.
Osservando il Castagno, si è subito colpiti dalla sua imponente maestosità e dalla longevità. Molti esemplari raggiungono età secolari, superando tempeste e avversità. Per questo, nella simbologia, il Castagno è emblema di forza.
Il tronco possente e il legno robusto simboleggiano la resistenza e la capacità di superare le difficoltà. In araldica, è spesso associato alla tenacia.
Alcune tradizioni lo vedono come la perfetta unione tra il maschile (il tronco forte, la maestosa chioma) e il femminile (il frutto nutriente, custode della vita).
A un livello più profondo e spirituale, lo spirito del Castagno è strettamente legato ai concetti di trasformazione e di ricerca interiore.

Questo significato è particolarmente evidente nella filosofia dei Fiori di Bach, dove il rimedio Sweet Chestnut (Castagno) è riservato a coloro che si trovano in uno stato di estrema disperazione, al limite della sopportazione, quando «sembra che non ci sia più nulla da affrontare se non la distruzione».
Lo spirito del Castagno, in questo contesto, offre un messaggio di speranza e rinnovamento, come la fine di una «notte oscura».
Simboleggia la luce che irrompe dopo la tenebra più profonda, dona la quiete per affrontare le situazioni difficili e la consapevolezza che, anche quando tutto sembra perduto, la trasformazione e la rinascita sono possibili.
Ci sostiene nel distaccarci da un coinvolgimento eccessivo con le limitazioni del mondo materiale, per volgere lo sguardo verso la nostra luce interiore e una visione più spirituale dell’esistenza.
Aiuta a trovare il proprio centro interiore, infondendo la pacatezza e la tranquillità necessarie per sentirsi parte del tutto, aprendo la “via del cuore” quando ci si sente soli o abbandonati dal nutrimento spirituale.
Dalle leggende contadine che usavano i suoi rametti come talismani protettivi contro gli spiriti, fino alla moderna floriterapia che lo vede come la via d’uscita dalla disperazione, il Castagno ci invita a guarda oltre la superficie, a non fermarsi alle spine o al guscio, ma cercare il nutrimento e la virtù che sono custoditi all’interno.
Inoltre ci esorta a sviluppare una forza interiore che, pur restando umile (come il suo frutto nascosto), è in grado di sostenere la vita e preparare la rinascita.
La prossima volta che vi trovate in un castagneto vale la pena fermarsi un istante a toccare la corteccia rugosa di un Castagno o a raccogliere un riccio: la presenza imponente di questo albero vi ricorderà che la forza più grande risiede nella capacità di donare e nel custodire la propria luce interiore, anche nelle stagioni più fredde.
Lo Spirito del Faggio
Inoltrarsi di una foresta di faggi (Fagus Sylvatica) è come penetrare in una gigantesca moschea: i tronchi simili a colonne alti dai 20 ai 45 metri, di colore grigio cenere e con pallidi rami molto alti.
La corteccia dei rami, che contiene tannino, era utilizzata come febbrifugo e tonico e anche contro la dissenteria a causa del suo effetto astringente.
Il catrame che è ricavato dal legno (chiamato creosoto), è un potente antisettico usato dall’industria farmaceutica, come disinfettante dei polmoni, nella composizione di molti sciroppi.
L’infuso ottenuto dalle foglie esercita a sua volta un’azione terapeutica nelle affezioni bronchiali con un miglioramento della funzionale respiratoria.
Probabilmente anche il Faggio fu come molti altri alberi simbolo di quell’albero cosmico che unisce Cielo, Terra e Inferi, sostenendo e nutrendo il cosmo.
Nell’antica Roma, all’epoca di Plinio, esisteva ancora un tempio dedicato a Jupiter fagutalis di fianco a un Faggio sacro: è possibile che la cultura del Faggio dedicato al dio supremo sia poi stato eclissato da quello della quercia (divenuto l’albero di Giove).
In Lorena è nelle Ardenne lussemburghesi si credeva che il Faggio non venisse mai colpito dal fulmine.
L’aura divina che circonda quest’albero è testimoniata anche da una leggenda dei Pirenei francesi.
Un giorno Dio passando accanto a un uomo che stava bestemmiando lo punì trasformandolo in un orso che poteva salire su tutti gli alberi tranne che sul Faggio.
In un’altra leggenda della Bretagna si dice che alcuni alberi siano abitati da anime che devono espiare una pena.
Una notte, un contadino udì presso la sua capanna un insolito frusciare di fogliame. Nell’oscurità riconobbe, dal bianco argenteo della corteccia, che quel fruscio era prodotto da due faggi che si ergevano l’uno di fronte all’altro e parevano abbracciarsi con i loro rami. Incuriosito ascoltò con attenzione fino a quando percepì il sussurro di 2 voci umane: erano le voci dei suoi genitori defunti che si lamentavano per il freddo.
Rincasato si mise a letto e mentre si assopiva udì quegli alberi camminare pesantemente intorno alla capanna, poi l’uscio cigolò e i faggi ripresero forma umana e vennero a scaldarsi al focolare.
Parlando con loro, seppe che stavano scontando una penitenza, perché in vita si erano dimostrati poco generosi con i poveri. Il giorno dopo, il contadino e la moglie fecero offerte per i bisognosi chiedendo che fossero celebrate 2 messe in chiesa per i genitori: da quel giorno i 2 faggi non si lamentarono più.
Quando si cammina in una faggeta, l’atmosfera è subito diversa: i raggi del sole filtrano attraverso una volta di foglie dense e luminose, creando un ambiente quasi sacro, come una cattedrale naturale.
Non a caso, il Faggio è considerato il Re del Bosco e porta con sé una simbologia ricca, legata soprattutto alla saggezza, alla conoscenza e alla libertà di pensiero.
La connessione del Faggio con la sapienza è tra le più antiche.
Nelle culture nordiche e antiche, si crede che le tavolette per scrivere e persino le prime tavolette utilizzate per incidere le rune fossero fatte di legno di Faggio (il nome inglese book e l’antico germanico bōk sembrano derivare da un termine che indicava il Faggio).
Questo lo lega indissolubilmente alla comunicazione, alla conservazione della conoscenza e alla divinazione.
Il Faggio maturo, con la sua crescita è lenta e maestosa, evoca un pilastro di saggezza, una figura calma e illuminata, capace di offrire supporto e saggi consigli a chi cerca riparo sotto la sua chioma.
Simboleggia la pazienza necessaria per l’apprendimento e la stabilità mentale.
A livello spirituale ed energetico, lo spirito del Faggio è l’archetipo del pensiero libero e della liberazione dagli schemi mentali rigidi.
Nello stato di Beech-Faggio (sì, il Faggio è anch’esso un rimedio floreale di Bach), l’individuo può diventare eccessivamente critico, intollerante e rigido verso gli altri e le circostanze, incapace di vedere la bellezza o la bontà intorno a sé.
L’azione del Faggio è quella di trasformare questa rigidità in elasticità mentale e accettazione.
Assumendo il rimedio Beech, l’energia del Faggio agisce come un catalizzatore per la trasformazione, portando l’individuo al suo stato potenziale positivo.
«Per chi sente il bisogno di vedere più bellezza e bontà in tutto ciò che lo circonda, riuscendo a cogliere ciò che c’è di buono in ogni cosa nonostante le apparenze. Per chi vuole essere più tollerante, mite e comprensivo nei confronti delle diverse maniere in cui ogni creatura si dirige verso la perfezione».
Il rimedio aiuta a sviluppare tolleranza e compassione, aprire la mente, lasciando spazio all’indulgenza, armonia interiore e assenza di giudizio.
Sostare in una faggeta o richiamare il suo spirito aiuta a liberare la mente da pensieri ossessivi e da vecchi schemi che non servono più.
Permette una rigenerazione mentale, portando freschezza, vivacità e intuizione.
Inoltre, le faggete, con i loro tronchi alti e dritti che puntano al cielo, creano una perfetta unione tra spirito (cielo) e materia (terra).
Il Faggio ci insegna a conciliare queste due dimensioni, sentendoci liberi e in armonia con l’esistenza, anche in presenza di limiti fisici o circostanze difficili.
Lo spirito del Faggio ci incoraggia a vedere le cose da prospettive diverse e a sviluppare idee nuove, essenziali per innescare un cambiamento positivo nella vita.
Le Faggiole (i suoi frutti), racchiuse in un guscio setoloso, contengono al loro interno i semi di forma triangolare: questa geometria è vista in alcune dottrine come la rappresentazione dell’evoluzione, dove l’uno si manifesta e supera la dualità attraverso la conoscenza.
In questo senso, il Faggio simboleggia la capacità di trovare la calma e la consapevolezza di bastare a sé stessi, sostenuti da una forza interiore che proviene dall’unione con il tutto.
Il Faggio, quindi, è un invito a liberarci dai vincoli mentali, a coltivare l’intuizione e la tolleranza, e a cercare la nostra verità con la pazienza e la forza silenziosa del Re del Bosco.
Adoro le faggete, perché hanno un’atmosfera calma e silenziosa.
Il sottobosco è particolarmente “pulito” perché non crescono altri alberi tra i faggi: il cambio di atmosfera passando da un castagneto a una faggeta si percepisce come un’ondata di freschezza che rischiara la mente.

Lo Spirito del Larice
Il Larice (Larix decidua), che diversamente dalle altre conifere diffuse nel nostro paese ha foglie caduche, ha sempre evocato ai montanari l’emblema della robustezza, ma è anche un albero molto elegante per la sua chioma piramidale.
Cresce fino ad altitudini estreme, talvolta oltre 2500 metri e resiste al gelo e alle intemperie, ma teme l’eccessiva umidità e necessita di luce intensa.
La resina del Larice è detta “trementina di Venezia” perché, in passato, il commercio del prodotto che si raccoglieva dai larici del Trentino, veniva accentrato nella città lagunare.
Se ne ricavava un’essenza medicinale e un antisettico contro le malattie infettive e infiammatorie delle vie respiratorie.
In estate trasuda dalle foglie la cosiddetta “manna di Briancon”, con la quale le api producono un ottimo miele.
Nell’acqua il suo legno è immarcescibile, tant’è vero che i Veneziani lo usavano per costruire navi e le fondamenta di chiese e palazzi.
Sulle montagne piemontesi i vecchi sostengono che al primo sole di primavera i rami dei larici mandino, un bagliore accecante quasi si fossero trasformati in raggi solari.
Il Larice è un albero unico e affascinante, proprio per questa caratteristica di essere l’unica conifera europea a perdere i suoi aghi in autunno, dopo averli tinti di un meraviglioso color oro.
Questa sua particolarità, unita alla sua incredibile tenacia nel colonizzare le alte vette alpine, gli conferisce un significato spirituale potente, legato alla purezza, al rinnovamento e alla visione dall’alto.
La caratteristica di spogliarsi completamente in inverno e rinascere in primavera con un verde tenero e luminoso incarna il principio dell’eterno ciclo della vita.
Ci insegna che lasciare andare (gli aghi secchi, le vecchie abitudini, i pensieri inutili) non è una perdita, ma una condizione necessaria per un rinnovamento gioioso e arricchente.
La sua colorazione autunnale dorata e la sua predilezione per le altitudini più luminose lo collegano all’energia del Sole.
Simboleggia la Luce e ci invita a trovare lo splendore del nostro vero essere, che brilla al di là degli avvenimenti esterni.
Il Larice è un albero pioniere, capace di crescere in terreni poveri e resistendo a valanghe e climi rigidi ne fa un simbolo di resistenza e immortalità (alcuni esemplari vivono fino a 1000 anni).
La sua anima coriacea lo rende l’emblema di chi affronta l’ignoto con forza silenziosa, pur mantenendo un aspetto aggraziato e leggero.
Vivendo in ambienti così estremi e rarefatti, il Larice ci invita a concentrarci sulla purezza di ciò che è essenziale.
Ci aiuta a eliminare il superfluo e a trovare la felicità nelle esperienze e nelle conoscenze fondamentali, siano esse pratiche o spirituali.
Nutrirsi di Larice significa nutrirsi di purezza e luce.
Inoltre, crescendo sulle cime dei monti, il Larice ha una visuale privilegiata sul mondo.
Questa posizione fisica si traduce in un potente insegnamento spirituale.
Lo spirito del Larice ci aiuta a elevarci e guardare l’esistenza dall’alto.
Ci permette di prendere le giuste distanze dalle apparenze e dalle problematiche che, viste da vicino, sembrano insormontabili.
La sua energia è utile quando si ha la tendenza a controllare tutto, a essere preda di preoccupazioni eccessive o a sentire i nervi tesi.
Il Larice dona quell’elasticità mentale che scioglie gli indurimenti e rende il cammino più leggero.
Infine è un invito a tornare alle radici con leggerezza: pur essendo in alto, il Larice è saldamente ancorato alle sue radici.
Ci insegna a stabilire un contatto gioioso e leggero con le nostre fondamenta, con la consapevolezza che da una base solida si può spiccare il volo verso nuove prospettive.
Il Larice è un maestro di vita che ci mostra come la vera forza non sia rigidità, ma elasticità e capacità di rinnovamento.
Ci ricorda che non dobbiamo mai temere l’inverno o le avversità, perché ogni spoliazione porta inevitabilmente a una fioritura, e che la felicità più profonda si trova nella purezza dell’essenziale e nella capacità di guardare il mondo con una consapevolezza rinnovata.
Se ve lo stavate chiedendo…Ebbene sì: anche il Larice è uno dei 38 fiori di Bach (tra l’altro uno della mia triade, ovvero uno di quelli in cui che compensano la mia personalità): Larch è il rimedio floreale per chi ha mancanza di fiducia in sé stessi e prova un senso di inferiorità.
L’assunzione del rimedio Larch non rende la persona più capace (poiché le capacità ci sono già), ma le restituisce la fiducia necessaria per agire e infonde la capacità di credere nelle proprie forze.
La persona impara a valutare le proprie abilità in modo oggettivo, riconoscendo i propri talenti senza auto-svalutarsi.
La fiducia in sé stessi non è più una vana speranza, ma una solida consapevolezza che deriva dall’esperienza diretta.
Larch è il fiore essenziale per chi desidera abbattere il muro dell’insicurezza e iniziare, finalmente, a vivere il proprio potenziale.

Lo Spirito della Betulla
Lo Spirito Luminoso della Betulla ci parla di Rinascita, Purezza e di Ascensione…
La Betulla si distingue tra gli alberi non solo per il suo inconfondibile tronco bianco e argentato, ma anche per la profondità del suo spirito.
Considerata l’«Albero della Luce» o la «Signora delle Foreste», la Betulla incarna un simbolismo potente legato al rinnovamento, alla purificazione e alla connessione spirituale.
La Betulla è spesso il primo albero a rimettere le foglie dopo il rigido inverno, colonizzando rapidamente terreni brulli o danneggiati.
Per questa sua natura di “pioniera”, in molte tradizioni è considerata l’emblema della rinascita e dei nuovi inizi.
Anche perché i suoi piccolissimi semi volano lontano portati via dal vento e germogliano facilmente.
Ricordo che il nostro vicino di casa, quando ero bambina, aveva una pianta di Betulla in giardino e da noi spuntavano piantine pressoché ovunque, perfino nei vasi di geranio di mia mamma.
Nel Calendario Celtico (Ogham), la Betulla (o Beith) presiede il primo mese, che cade attorno al Solstizio d’Inverno (24 dicembre – 20 gennaio), segnando l’inizio del nuovo ciclo solare e la risalita della luce.
Il suo tronco bianco, che riflette la luce anche nelle ore più buie, simboleggia la purezza e la capacità di lasciare andare il vecchio per accogliere il nuovo.
Anticamente, i rami di betulla venivano usati nei riti di purificazione per scacciare gli spiriti maligni e l’anno vecchio.
Ma la funzione simbolica più sacra della Betulla si trova nello sciamanesimo siberiano, dove è riverita come “Axis Mundi” (Asse del Mondo) o il “Guardiano della Porta”.
La Betulla è il pilastro cosmico che collega i tre mondi: le radici nel mondo sotterraneo, il tronco nella Terra e i rami che si protendono verso il cielo.
Durante i riti di iniziazione e i viaggi estatici, gli sciamani si arrampicavano su un tronco di betulla rituale, utilizzando simbolicamente l’albero come una scala per il cielo, un ponte per accedere alla conoscenza dei mondi superiori e degli antenati.
Nonostante il suo aspetto delicato e i rami snelli e flessibili, la Betulla possiede una notevole resilienza.
Non si spezza facilmente sotto il vento, ma si piega con grazia.
Il suo insegnamento è di vivere la vita con gioia e fluidità, accettando i cambiamenti con leggerezza, flettendosi di fronte alle avversità senza spezzarsi, e manifestando la propria bellezza interiore con naturalezza e candore fanciullesco.
Incontrare la Betulla è un invito a connettersi con la propria luce interiore, a celebrare la bellezza della semplicità e ad abbracciare ogni nuova fase della vita con la forza della rinascita.

Ecco perché è nato il mio progetto di Reiki nel bosco: quante energie, quanti messaggi, quanti maestri, saggi e archetipi si muovono in un ambiente naturale come un bosco!
Il potere della Natura… a casa tua (con gli oli essenziali)
«Tutto molto bello – mi direte – ma come posso approfittare delle energie di questi Spiriti degli alberi o fare un “bagno di foresta” se abito in città, non ho tempo per fare un’escursione e non ho la più pallida di dove andare?»
Sapete come dice quel modo di dire «Se Maometto non va alla montagna…»?
Se non posso andare nella foresta, porterò la foresta da me.
Ora vi indico una semplice pratica che potete fare (non è come andare per boschi, ma… aiuta). Dedicarsi a una pratica, ancor meglio se quotidiana, è un buon modo per prendersi cura di sé.
Pratica
Innanzitutto per connettervi con l’energia degli spiriti degli alberi, potreste cercare un’immagine su un libro o, ancora più facile, sul web.
Ricavate un po’ di tempo in un luogo tranquillo della vostra casa, in cui non arrivi qualcuno, in un orario in cui non vi suonino alla porta.
Guardate l’immagine e osservate la struttura dell’albero.
Può essere utile andare a rileggere quello che vi ho scritto in questo articolo.
Accendete un diffusore con un olio essenziale che favorisca la meditazione (una resina come Incenso o Mirra, o un legno come Sandalo o Cedro).
Una musica con i rumori naturali messa in sottofondo può aiutare a “ricreare” le “vibrazioni” di una passeggiata in un bosco.
Meditate con l’energia dell’albero che avete scelto.
Bagno di foresta fai da te con oli essenziali
Un altro modo molto interessante per beneficiare del bagno di foresta (anche dal punto di vista fisico, ovvero respirando le molecole benefiche che i nostri amici alberi immettono nell’aria) è quella di fare questa pratica diffondendo oli essenziali di alberi.
L’uso più semplice è quello per diffusione aromatica, ma si possono usare anche in applicazione topica: quindi massaggiati sulla pelle con olio vettore (ti consiglio olio di Jojoba perché è inodore) oppure sciolti nell’acqua per un bagno rilassante o una doccia o un pediluvio…
Gli oli essenziali estratti dagli alberi (da legni, aghi, rami e resine) sono tra i più potenti in aromaterapia, e sono spesso associati a proprietà di radicamento, protezione e purificazione.
Gli oli essenziali ricavati da aghi, rami e legno, soprattutto delle Conifere (come Pino, Abete, Cedro) sono ricchissimi di molecole balsamiche (monoterpeni), che conferiscono loro un’azione mirata sull’apparato respiratorio.
Hanno proprietà balsamiche ed espettoranti (decongestionano le vie aeree, liberano dal catarro e migliorano la respirazione), antisettiche e antivirali, tonico e stimolanti, antinfiammatorie e lenitive.
Inoltre, gli oli estratti dal legno e dalle resine (che nella pianta servono a sigillare le ferite e a dare stabilità) sono spesso classificati come Note di Fondo in aromaterapia, fornendo una potente azione psicologica di ancoraggio.
Potete scegliere tra una vasta gamma di oli essenziali estratti da alberi.
Qui di seguito ti elenco quelli che commercializza la mia azienda di riferimento, Madya.
(Nello shop di Madya si possono acquistare acnhe idrolati, oli vegetali, cosmetici naturali… potete completare l’ordine inserendo il mio codice cla3012, quando richiesto).
- Abete bianco
- Alloro
- Cajeput
- Cannella
- Cedro atlante
- Cipresso
- Copaiba
- Eucalipto globulus
- Eucalipto radiata
- Frankincense
- Lentisco
- Mirra
- Niaouli
- Petitgrain
- Pino mugo
- Pino silvestre
- Saro
- Sandalo
- Melaleuca alternifolia
- Ravintsara
- Tsuga
- Wintergreen
Madre Natura è sempre espressione di Abbondanza!
Vorrei l’articolo non fosse già così lungo, ma non posso non parlarti di uno di loro:
L’Abete Bianco: il Re silenzioso del bosco
Prima di parlarvi dell’olio essenziale di Abete Bianco, aspettate che vi decanti quale meraviglioso spirito degli alberi è l’Abete Bianco.
Tra le conifere maestose che popolano le nostre montagne, l’Abete Bianco (Abies alba) si erge come un pilastro di saggezza, un “Re Silenzioso” la cui presenza non è solo scenografica, ma profondamente intrisa di storia, tradizioni e poteri curativi.
Questo albero, con la sua corteccia cinerina e la sua inarrivabile altezza, è molto più di un semplice elemento del paesaggio: è un ponte tra cielo e terra, portatore di luce e simbolo di rinnovamento.
L’Abete Bianco, con la sua natura sempreverde, ha da sempre rappresentato la vita che persiste anche nel cuore dell’inverno più gelido.
Già in epoca precristiana, in particolare tra i Celti, l’Abete Bianco era celebrato come l’ “Albero della Luce” o l’ “Albero Cosmico”. (Anche lui!)
Le sue chiome, spesso argentee, erano le prime a catturare la luce all’alba e le ultime al tramonto, rendendolo l’emblema della connessione tra il divino (il cielo) e il terreno (la terra).
Raffigura, dunque, la voglia dell’uomo di andare alla ricerca del proprio “io interiore” e l’intimo desiderio di aprirsi al proprio mondo spirituale interiore.
Nel giorno più corto dell’anno (il Solstizio d’Inverno) l’abete veniva issato e decorato per celebrare il “Culto di Ur” (culto della luce) e propiziare la rinascita del Sole Bambino.
Nel Medioevo, poco prima del solstizio invernale, si andava nel bosco per tagliare un abete che veniva poi coronato con ghirlande, candele e dolciumi diventando, così “l’albero di luce”.
Nei Paesi latini tale usanza dopo il 1800 è estesa a simboleggiare la nascita di Cristo, luce che illumina il mondo e dolcetti e regalini appesi diventano il simbolo dell’amore che Egli ha donato ad ognuno di noi; raccogliersi attorno all’albero significa essere illuminati dalla sua luce e pervasi dal suo amore.
Nelle culture rurali è simbolo di prosperità: in Grecia l’Abete Bianco era considerato sacro ad Artemide, cioè alla Luna, protettrice delle nascite; era coinvolto nei riti primaverili per la rinascita della Natura e in onore della Grande Madre e della rinascita della natura.
Curiosità
In alcune valli montane, la resina dell’Abete Bianco (chiamata in alcuni dialetti bijù o bigiün) era considerata un rimedio preziosissimo.
La sua raccolta avveniva in piena estate, spesso durante la Luna Piena di Agosto, per massimizzarne l’efficacia analgesica e balsamica, utilizzando talvolta i corni di animali come originali recipienti.
In erboristeria e fitoterapia, l’Abete Bianco è da secoli un alleato fidato, specialmente per la salute delle vie respiratorie e del sistema osteo-articolare.
Significato Simbolico
Senza alcun dubbio, anche il nostro Abete Bianco è un maestro spirituale.
Come “Albero Cosmico” o “Albero della Conoscenza” (sì, esatto, quello sito nel Giardino dell’Eden), esso unisce i tre livelli dell’esistenza: le radici negli Inferi (il subconscio), il tronco sulla Terra (il mondo materiale) e la cima nel Cielo (la coscienza superiore).
A proposito di conoscenza, esiste una leggenda che vuole che l’Albero della Vita nell’Eden fosse l’Abete…
Quando Adamo ed Eva colsero il frutto proibito, tutte le foglie dell’albero avvizzirono e caddero per il dispiacere, tranne quelle dell’Abete, che si trasformarono in aghi per proteggersi dal gelo del mondo caduto.
L’Abete, pur rimanendo nell’Eden come simbolo di eterna speranza e vita, non fiorì più fino alla nascita di Gesù Bambino.
Per questo, i cristiani lo adottarono come segno di vita eterna con Dio e come vessillo della rinascita della luce spirituale.
L’Abete è, infatti, spesso associato all’archetipo della Luce che dissipa le tenebre.
Il suo spirito viene invocato quando visioni troppo scure, indurimenti, situazioni ed esperienze difficili hanno tolto la luce dalla nostra vita.
Aiuta a ritrovare il senso e la purezza del cammino perduto.
L’Abete bianco ci aiuta a bilanciare il rapporto tra l’individuo e la collettività.
Sostiene nel sentirsi parte integrante dell’universo e di un gruppo, pur permettendo ad ogni persona di seguire la propria strada con integrità e forza.
Viene spesso descritto come portatore di “ampio respiro” alla nostra esistenza.
Dissolve il senso di soffocamento (sia fisico che emotivo), permettendo alla vita e al respiro di circolare con fluidità, in armonia con il cosmo.
L’Abete Bianco ci insegna che per toccare le vette e ricevere la luce cosmica, dobbiamo prima essere saldamente radicati e centrati.
L’Abete Bianco, il Re silenzioso, ci ricorda che la vera forza risiede nell’equilibrio tra la nostra individualità e la nostra connessione con il tutto, un messaggio sempreverde di speranza, luce e guarigione.

L’olio essenziale di Abete Bianco
L’olio essenziale si ricava per distillazione a freddo in corrente di vapore di acqua dai rametti e dagli aghi dell’Abies alba: una conifera della famiglia delle Pinaceae.
L’abete bianco e gli altri abeti sono originari del Canada.
Esistono, infatti, numerose specie di abeti quali l’Abete gigante (Abies grandis), I’Abete bianco (Abies pectinata), l’Abete balsamico (Abies balsamea) o, ancora, l’Abete canadese (Tsuga canadensis)…
Il genere Abies dal greco che significa “longevo” ci parla di alberi che hanno una lunga vita e che si presentano imponenti, eleganti e maestosi.
La famiglia degli abeti, tutti, rappresentano la capacità di elevarci oltre le cose terrene, come se ci dessero un nuovo punto di vista per osservare la nostra propria vita.
Gli abeti hanno forza, coraggio e ci danno radicamento, ma anche elevazione e rinnovamento.
Lo spirito degli abeti si estende su tutta la Terra, per circondarci con le loro ampie braccia avvolgenti e protettive, regalandoci un arcobaleno di luce celeste che può brillare su tutti noi.
Tra tutti gli abeti, però, il più delicato è proprio lui: l’Abete bianco.
L’ Abete bianco è un grande albero che può raggiungere i 45 mt di altezza.
Sempreverde come la maggior parte delle conifere, cresce nelle regioni montane dell’Europa centrale, dai Pirenei, attraverso le Alpi, fino ai Balcani.
L’Abete bianco è un albero che ci insegna la resilienza: il suo habitat è caratterizzato da una terra povera, ad altitudini dove gli inverni sono lunghi e rigidi: eppure l’abete bianco cresce fiero nel portamento e possente, con salde radici aggrappate al suolo, spesso roccioso e povero di nutrimento.
Uno sguardo alla chimica
Fonte importante di monoterpeni (α-pinene, β-pinene, limonene) è il miglior olio essenziale che mi è venuto in mente pensando di usarlo in “Medicina forestale”.
Composizione chimica completa:
- Monoterpeni: b-pinene 29%, a-pinene 18%, canfene 14%, Timonene 8%o, b-fellandrene, triciclene, terpinolene, p-cimene.
- Esteri: acetato di bornile 10%, acetato di terpenile.
- Monoterpenoli: a-tepineolo, linalolo.
- Sesquiterpeni: santene, a-umulene, b-cariofillene, d-cadinene.
L’olio essenziale di Abete Bianco, utilizzato in aromaterapia, non si limita a purificare l’aria: ha un effetto di ancoraggio e potenza, aiutando a creare un senso di equilibrio, stimolando la mente e favorendo al contempo il rilassamento del corpo.
Ma lo vedremo meglio tra poco…
Proprietà e benefici fisici dell’olio essenziale di Abete Bianco
Analgesico, antinfiammatorio, antisettico, antalgico, antispasmodico, balsamico, drenante, espettorante, rubefacente, stimolante, vulnerario. È un attivatore linfatico e circolatorio, utile in caso di affaticamento, sindrome da burn-out, debolezza del sistema immunitario.
L’olio essenziale di abete bianco è un olio essenziale molto conosciuto proprio grazie alle sue proprietà balsamiche, antisettiche e antidolorifiche.
Ottimo da usare in tutti quei casi di congestione nasale e malanni di stagione: con il suo aroma decongestiona, purifica, rinfresca, e, inoltre, in diffusione ambientale, ci aiuta a ripulire l’ambiente.
Usato per i suffumigi, nella quantità di 3 gocce disciolte in una bacinella di acqua molto calda è un ottimo rimedio per decongestionare le vie respiratorie, contro il raffreddore e la tosse.
In questo caso sono utili anche bagni caldi aromatici e applicazioni sul petto, con l’olio essenziale di Abete Bianco, sempre diluito in olio vettore per evitare irritazioni della pelle.
L’abete Bianco porta una ventata di freschezza in un ambiente chiuso, anche in presenza di fumo o di aria stagnante, soprattutto se diffuso con un’essenza di Limone o altri agrumi.
L’olio di abete bianco è anche deodorante per il corpo e per ambienti.
Oltre a questo è un olio essenziale che allevia i dolori: è usato con successo per artrosi, artrite, sciatica, crampi, cervicale e torcicollo grazie al suo effetto analgesico e antinfiammatorio.
Sulla pagina di Madya potete trovare l’Olio essenziale di Abete bianco e leggere anche le sinergie consigliate con altri oli essenziali.

L’olio essenziale di Abete Bianco per mente ed emozioni
L’olio essenziale di Abete Bianco è una nota di testa, naturalmente fresca, balsamica, con accenti legnosi e resinosi: sa proprio di “foresta”.
Per ricordarlo meglio, le sue parole chiave sono: Energia – Coraggio – Purezza
Ottimo da diffondere quando abbiamo bisogno di rilassarci a fine giornata per dimenticare le fatiche e lo stress del lavoro: in diffusione prima di andare a dormire o durante la notte, migliorerà anche la qualità del nostro sonno.
L’Abete bianco incarna in sé la forza simbolica di qualcosa che è più forte perfino della morte. Si tratta di un olio essenziale che dona equilibrio ed energia favorendo la positività.
È un ottimo stimolante tonico, che può avere un’azione antidepressiva permettendo di sentirsi più forti e determinati.
Utile nei moment di “freddo interiore”, o quando si ha difficoltà a esprimere le proprie emozioni.
Questo olio essenziale è fortemente radicante: è consigliato quando ci si sente instabili e incerti sul cammino da intraprendere, quando si teme per il proprio futuro. L’olio essenziale di Abete Bianco porta la sua luce per dissipare i dubbi e donare fiducia nel proprio percorso: conferisce forza interiore nelle difficoltà.
È un po’ come se immagazzinasse la luce debole dell’inverno, con tenacia e ostinazione, e ci sussurrasse la promessa di un’imminente primavera.
L’olio essenziale di Abete Bianco è l’olio essenziale per chi ha necessità di ricominciare da zero, e ha difficoltà nel vedere la meta: ci aiuta a estendere lo sguardo, ad avere uno sguardo d’insieme riconoscendo i passi già compiuti.
L’olio essenziale di abete Bianco in Aromaterapia sottile
A livello energetico, l’olio essenziale di Abet Bianco agisce sui Chakra del cuore (IV) e sul Chakra della corona (VII) e sull’Aura.
- antidepressivo
- libera dalle dipendenze (ottimo in combinazione con il bergamotto o il pompelmo)
- libera dalle depressioni fisiche e psichiche
- equilibra il sistema neurovegetativo
- aumenta la forza psicoemozionale
- purifica e rigenera i corpi sottili trasmette energia, coraggio, ottimismo e gioia
- fa amare la vita
- stimola le endorfine
- rafforza la vitalità psichica in caso di spossatezza mentale e sovreccitazione
- favorisce il non attaccamento
- aumenta il carisma
- distende le menti stanche e ci regala del tempo da dedicare alle nostre intuizioni
- può aumentare la soglia vibratoria di una dimora.
La sua energia è governata dal sole, dalla Luna e da Saturno. Proprio da Saturno riceve l’energia della notte e della dissoluzione, quell’energia che ha il sapore di qualcosa di vecchio che arriva a compimento, ma che già porta con sé il germe della rinascita di qualcosa di nuovo.
Diffuso nell’ambiente l’olio essenziale dà la percezione di ciò che è oltre e che deve ancora venire.
L’Abete Bianco rappresenta la pura energia e la solidità interiore.
Ci aiuta a entrare in sintonia con gli Spiriti della Natura e a comprendere il loro messaggio.
Richiede tempi lunghi per sanare, non è autoritario: si esprime al meglio nelle miscele e, poiché è distillato dagli aghi, consente di andare in profondità.
Contrasta paure e sfiducia in sé stessi, e ci può aiutare quando abbiamo difficoltà a esprimere le nostre più fragili e profonde emozioni.
Rappresenta il sostegno all’interno della propria famiglia, del proprio cerchio di affetti. Per chi si sente inadeguato perché non conforme o diverso, nel suo clan.
È il custode del complesso di inferiorità ed è utile quando ci sentiamo inadeguati, ○ rifiutati da amici, parenti e colleghi.
Dona vitalità, accresce il nostro carisma.
Ci insegna a portare al termine le opere nelle quali crediamo e abbiamo investito tutte le nostre energie, condividendole con gli altri.

Una poesia per finire…
E per concludere questo nostro viaggio con gli spiriti degli alberi, vi lascio questa poesia, con un pensiero di Luce dedicato a voi che avrete la pazienza di leggermi fino a qui. Un pensiero di Luce e di Speranza al mondo intero, alla nostra Madre Terra, troppo spesso maltrattata, non rispettata, sfruttata, derubata… e un pensiero di Luce a tutti i popoli, soprattutto a quelli che non sono ancora in Pace.
Un abbraccio!
Un abete speciale – di Gianni Rodari
Quest’anno mi voglio fare
un albero di Natale
di tipo speciale,
ma bello veramente.
Non lo farò in tinello, lo farò
nella mente,
con centomila rami,
e un miliardo di lampadine
e tutti i doni
che non stanno nelle vetrine.
Un raggio di sole
per passero che trema,
un ciuffo di viole
per il prato gelato,
un aumento di pensione
per il vecchio pensionato.
E poi giochi,
giocattoli, balocchi
quanti ne puoi contare
a spalancare gli occhi:
un milione, cento milioni
di bellissimi doni
per quei bambini
che non ebbero mai
un regalo di Natale,
e per loro un giorno
all’altro è uguale,
e non è mai festa.
Perché se un bimbo
resta senza niente,
anche un solo, piccolo,
che piangere non si sente
Natale è tutto sbagliato.


